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In morte di un giovane uomo

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Nella notte tra sabato e domenica, fuori da un locale di Colleferro (Roma), in quattro uccidono a calci e pugni un ragazzo, intervenuto per cercare di sedare una rissa o a difesa di una ragazza, c’è ancora incertezza a riguardo. Fin qui, una giovane vita spezzata, un tragico episodio, un dramma familiare.

Però poi il caso vuole che il giovane italiano abbia ascendenze capoverdiane. E quindi, quasi per un riflesso pavloviano, la notizia del suo omicidio, prima salta le edizioni dei telegiornali, e poi comincia timidamente a entrare in coda alla scaletta. Non sia mai che qualcuno pensi che nel Belpaese, si possa ancora morire per la quantità di melanine prodotte dalla pelle.

Un Paese, in cui si coltiva ancora il mito degli “italiani brava gente” e la cui toponomastica, è bene ricordarlo, è ancora insozzata da vie dedicate alla Battaglia dell’Amba Aradam, non alle vittime1 2. Una carneficina, quella nei pressi del monte omonimo in Etiopia, condotta dal colonialismo imperialista fascista, con largo uso di bombardamenti all’iprite anche sui civili e munizioni all’arsina e al fosgene. Una toponomastica quella italiana, non a caso, insozzata dal nome del boia fascista Almirante3 4 5, strenuo difensore e propagandatore di quel “Manifesto della Razza” che ispirò le leggi razziali, e da cui imparerà anche il pittore fallito di Braunau am Inn.
Alle leggi razziali fecero seguito i “provvedimenti in difesa della razza nella scuola” che portarono, ottandue anni e due giorni fa, l’interventista, volontario e ufficiale di artiglieria, decorato con due medaglie al valore e tre croci di guerra, Massimo Bontempelli, a essere il solo a rifiutare di prendere il posto, dei colleghi espulsi perché di origine ebraica. Così non fecero gli altri ottocentonovantacinque professori universitari su ottocentonovantasei, alle cui venefiche fonti del sapere si sono abbeverate le successive generazioni d’intellettuali. Un ceto intellettuale e universitario che, nella sua stragrande maggioranza, confidiamo abbia reciso da almeno cinquanta anni, i legami con quel passato.

Ciononostante, non possiamo fare a meno di pensare che un cruccio attanagli le redazioni dei media mainstream, e forse anche i “circoli” di quella che una volta si sarebbe chiamata “intellighenzia”, non che si muoia per il colore della pelle, ma che il “cittadino medio” ne prenda coscienza. E che ne prenda coscienza, non tanto perché la toponomastica ancora dimostra, che né la borghesia né le sue classi dirigenti abbiano mai voluto fare i conti con il proprio passato (ma di solo passato si tratta?), razzista e imperialista.

Ma molto più perché quando, a ogni latitudine, il cittadino medio, ovvero il piccolo-borghese in via di proletarizzazione o il proletario che agognava a imborghesirsi, dovessero rendersi conto che l’artificiale divisione delle masse di sfruttati in base al colore della pelle, alla nazionalità sul passaporto, al credo o non credo religioso, al genere, all’orientamento sessuale, al risiedere al centro o alla periferia dei centri e delle periferie degli imperialismi e dei subimperialismi, e tutti i vari recinti creati ad arte dalla propaganda ideologica borghese, sono utili solo all’asservimento loro e della Natura, ai diktat di un pugno di capitalisti, allora la loro improvvisa indignazione potrebbe portarli a unirsi alla rabbia degli ultimi della Terra, e il vento di rivolta che soffia dalle città dell’altra sponda dell’Atlantico si potrà unire ai venti di libertà che spirano da Honk Kong, da Beirut, da Minsk, e intrecciandosi, anche nel Vecchio continente, diventare l’uragano che darà vita al mondo nuovo, in cui i George Floyd e i Willy Monteiro Duarte, non abbiano più a morire per il colore della loro pelle.

Note

  1. Le vie dedicate all’Amba Aradam, si trovano in varie città italiane (Padova, Venezia, Lainate e Civitavecchia) oltre che a Roma, dove nel mese di giugno le targhe sono state “rinominate” in un blitz notturno dalla rete Restiamo Umani / Black Lives Matter, con i nomi di George Floyd e Bilal ben Messaud, il migrante tunisino morto a maggio a Porto Empedocle, dopo aver tentato la fuga tuffandosi da una, vergognosa, nave quarantena. → https://www.repubblica.it/venerdi/2020/06/19/news/i_fantasmi_dell_amba_aradam-259095053/
  2. Nel nuovo clima innescato dalle proteste del movimento Black Lives Matter e dalla loro diffusione su scala globale (come segnalato nella nota precedente), c’è da segnalare la notizia positiva, all’inizio del mese scorso, della ridenominazione della nuova fermata della Metro C di Roma “Amba Aradam” (ma, al momento, non dell’omonima via), alla memoria del partigiano azionista somalo-italiano Giorgio Marincola. → https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/08/04/roma-la-fermata-della-metro-c-di-via-amba-aradam-sara-intitolata-al-partigiano-marincola-il-vox-tra-i-residenti-sulliniziativa-del-campidoglio/
  3. Sulla scia del BLM hanno ripreso vigore le azioni di quella “guerriglia odonomastica”, che negli anni scorsi ha preso di mira tra gli altri anche l’idolo della Meloni, e di cui un prontuario si trova qui.
  4. C’è da rilevare che, in previsione delle prossime elezioni comunali a Roma, la sindaca uscente, in un maldestro tentativo di “red washing“, si è detta contraria all’intitolazione di una via al succitato servo dei nazisti, salvo non battere ciglio o addirittura avallare gli attacchi speculativi agli spazi di aggregazione sociale e mutualistica e di riappropriazione culturale nella Capitale, quali ad esempio Scup, a cui abbiamo espresso la nostra solidarietà qui → https://www.avanzataproletaria.it/2020/09/05/roma-scup-sotto-sgombero/
  5. All’estensore dell’ordine di fucilazione alla schiena dei partigiani renitenti alla leva, ordine emanato dallo stato fantoccio nazista di Salò, sono intitolate vie nelle città di Altamura e Terlizzi (BA), Curti e Frignano (CE), Canalicchio (CT), Foggia, Galatone (LE), Pomezia (RM), Montecorvino Rovella (SA), Falerii (VT).
    A onorare la memoria del finanziatore di terroristi stragisti fascisti è arrivata da ultima la città di Verona, la cui giunta di destra – nel solco della “pacificazione nazionale”, inaugurata dal post-stalinista Luciano Violante, quello della “pietà per i ragazzi di Salò” – ha pensato “bene” d’intitolare una via al carnefice di cui sopra l’otto gennaio scorso, e otto giorni dopo votare a favore della delibera consigliare, approvata all’unanimità, per la cittadinanza onoraria alla sopravissuta ai lager nazisti, la senatrice a vita, Liliana Segre.

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