Le Brigate Internazionali di Stalin contro la Rivoluzione

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di Benito Toribio Morales

Un testo per conoscere a fondo e demistificare le Brigate Internazionali del Comintern che furono usate da Stalin come quinta colonna contro la Rivoluzione; e per rivendicare il sangue versato di quei volontari internazionali, il cui scopo era sconfiggere Franco, eppure furono repressi e uccisi dallo stalinismo.

Dedicato ai volontari internazionalisti che parteciparono alla Guerra Civile Spagnola per combattere per la Rivoluzione nelle milizie rivoluzionarie formate al di fuori delle Brigate Internazionali del Comintern di Stalin.

Dedicato ai volontari internazionali repressi e assassinati dallo stalinismo all’interno delle Brigate Internazionali.

Introduzione

Dal novembre 1936 al settembre 1938 le Brigate Internazionali hanno combattuto nella Guerra Civile Spagnola, un conflitto armato che è durato dal luglio 1936 all’aprile 1939. C’è grande confusione su cosa fossero le Brigate Internazionali, chi le ha create, che ruolo abbiano svolto, e che scopo perseguivano. Ci sono molti miti e falsificazioni intenzionali sulla base dell’occultamento del fatto che ci fu una Rivoluzione nella Guerra Civile e sul ruolo che Stalin, il PCE e il Fronte Popolare giocarono in quella Guerra contro quella Rivoluzione. Senza capire quest’ultimo fatto, non si può capire cosa fossero le Brigate Internazionali.

A partire dal 19 luglio 1936, la classe operaia fece una rivoluzione in risposta al colpo di stato militare-fascista di Franco. Nello stato spagnolo ci fu una autentica resistenza rivoluzionaria degli operai alla sollevazione fascista, espressione della borghesia conservatrice, del suo esercito e della sua chiesa latifondista, e si diede una guerra di classe, una guerra civile rivoluzionaria. Nelle parti dello Stato spagnolo dove il colpo di stato fascista non trionfò, i lavoratori si armarono – cessando così di esistere la legalità vigente, la Repubblica borghese – e organizzarono la società con Comitati rivoluzionari che realizzarono collettivizzazioni nelle città e nelle campagne. In altre parole, la Rivoluzione del 19 luglio ha fatto saltare in aria il regime capitalista repubblicano, che esistette solo nominalmente nei mesi successivi. Da allora in poi, i diversi attori sul campo nella zona “repubblicana” si divisero tra quelli che volevano far avanzare quella rivoluzione operaia e coloro i quali misero tutti i loro sforzi per ricostruire la repubblica borghese in frantumi. C’è stato uno scontro tra la rivoluzione operaia trionfante e la volontà del Fronte Popolare, guidato dalla borghesia repubblicana e dagli stalinisti del PCE, di ricostruire lo stato borghese, cioè di tornare alla situazione di prima del 19 luglio. Era, quindi, una lotta tra rivoluzione e controrivoluzione.

Nella guerra civile spagnola ci fu un intervento straniero. Mentre Mussolini e Hitler intervennero a fianco del franchismo il 24 e 25 luglio, cioè cinque giorni dopo l’inizio della guerra, Stalin non intervenne a lato del Fronte Popolare fino ad ottobre, cioè tre mesi dopo l’inizio della guerra. È importante sapere che questo deliberato ritardo di Stalin era dovuto al fatto che già in quel momento si consolidavano i passi verso la ricostruzione del potere borghese e si cominciava a distruggere la rivoluzione operaia nella zona “repubblicana”. Stalin condizionò il suo intervento allo schiacciamento della Rivoluzione, di cui fu il principale carnefice all’interno della zona “repubblicana”. Gli strumenti che Stalin utilizzò per questo intervento furono la vendita di armi, l’arrivo di agenti segreti dell’NKVD (erede della GPU e predecessore del KGB) e le Brigate Internazionali reclutate dal Comintern. Qualsiasi analisi critica delle Brigate internazionali deve lasciare fuori le persone di buona volontà che accorsero nello Stato spagnolo a lottare contro il fascismo attraverso quel corpo militare che faceva parte dell’Esercito Popolare che fu costruito dal Fronte Popolare. Una critica legittima alle Brigate Internazionali deve concentrarsi sulla dirigenza e le intenzioni staliniste e negli alti comandi che portarono avanti la politica di Stalin con mezzi militari. Più avanti spiegheremo che c’erano volontari internazionali che non si arruolarono nelle Brigate Internazionali ma nella rete delle milizie rivoluzionarie anarchiche o poumiste ai margini dell’esercito regolare, che ebbero un carattere totalmente diverso, dalle prime settimane di guerra nel luglio 1936 e che non hanno nulla a che vedere con le Brigate Internazionali arrivate a partire dal mese di novembre.

Le Brigate Internazionali non erano un movimento spontaneo di difensori della Rivoluzione. Le Brigate furono la creazione diretta del Comintern sulla base dei partiti stalinisti (i partiti “comunisti”) del mondo, cioè furono assemblate da Stalin come forza militare al servizio di un obiettivo politico che era controrivoluzionario. Nello stesso tempo in cui Stalin voleva condizionare la politica del governo del Fronte Popolare della Repubblica (per sconfiggere a modo suo la Rivoluzione e difendere la proprietà privata), questo intervento era anche al servizio della politica estera di Stalin, utilizzando la Repubblica di fronte popolare dello Stato spagnolo, come una pedina in più sulla sua scacchiera. La politica di Stalin dal 1936, inizio della guerra civile spagnola, fino al 1945, fine della seconda guerra mondiale, ha avuto diverse forme di attuazione suddivise in tre fasi: la fase 1936-38, con le sue politiche del Fronte Popolare, con l’intenzione di avvicinarsi a Francia e Regno Unito per dimostrare di essere belligerante contro Hitler e difensore della proprietà nei regimi capitalisti; la fase 1938-41 in cui Stalin, già abbandonando la Repubblica e ritirando le Brigate Internazionali, si avvicinò a Hitler, avvicinamento che culminò nel Patto nazi-stalinista, che durò durante i primi due anni della seconda guerra mondiale (1939-41). In questa fase Stalin non fece nulla contro il suo alleato Hitler (dopo un anno di colloqui segreti, nove giorni prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, fu firmato il patto Molotov-Ribbentrop, qualcosa di più di un patto di non aggressione tra la Germania nazista e l’URSS stalinista, in cui divisero la Polonia e fecero accordi commerciali); e l’ultima tappa (1941-45), quando Hitler ruppe il patto con Stalin e invase l’URSS. Solo da allora Stalin combattè il nazismo. L’URSS contrattaccò, grazie all’impeto del proletariato sovietico, che vedeva in pericolo le conquiste del suo Stato operaio pianificato, seppur burocratizzato dallo stalinismo, se il nazismo avesse trionfato rovesciando l’URSS. La spinta proletaria, nonostante la casta burocratica stalinista, i cui privilegi si elevavano al di sopra della classe operaia oppressa, portò alla caduta della Berlino nazista per mano dell’Esercito Rosso nel 1945. A Berlino Stalin impose la parata, invece di proseguire fino alle isole britanniche o alla penisola iberica, perché Stalin si era spartito, all’ora di fatto, l’Europa con le potenze capitaliste, impedendo rivoluzioni nell’Europa occidentale. Poi arriveranno Yalta e Potsdam, ma questa questione esula dallo scopo di questo lavoro. Svilupperemo queste fasi e ciò che è accaduto in esse in questo testo.
La combinazione della rivoluzione nascente che stava avvenendo nello stato spagnolo nei primi mesi della guerra civile e le diverse tattiche internazionali di Stalin durante queste fasi spiega due cose: una, che Stalin non voleva intervenire nel conflitto spagnolo fino al novembre 1936 (l’invio di armi allo Stato spagnolo quando la rivoluzione era al culmine era contro la sua politica controrivoluzionaria, poiché non voleva rischiare che queste armi potessero cadere nelle mani dei rivoluzionari). E, due, l’altra cosa che spiega è che Stalin ha abbandonato il suo appoggio al Fronte Popolare (incluso il ritiro prematuro delle Brigate Internazionali nell’ottobre del 1938 in piena battaglia dell’Ebro), per dare un segnale con lo sguardo rivolto al suo patto con Hitler.

Il tradimento di Stalin, il Fronte Popolare e il PCE

Internamente, il ruolo traditore svolto da Stalin e dal PCE nella rivoluzione spagnola e nella guerra civile è stato quello di ricostruire lo stato borghese e porre fine alla rivoluzione attraverso la pseudo-teoria ideata da Stalin del Fronte Popolare in cui vi è una sottomissione della classe operaia a una frazione della borghesia per fermare la rivoluzione. Il motivo per cui gli stalinisti del PCE sono stati i grandi difensori del Fronte Popolare risiede nell’orientamento dell’Internazionale “comunista”, totalmente stalinizzata negli anni ’30, verso le “democrazie capitaliste” e nei patti di convivenza pacifica di Stalin con esse. Vedremo in questo testo come Stalin e il Fronte Popolare hanno aperto le porte a Franco e come è stato Stalin a sconfiggere la Rivoluzione, facendo il lavoro sporco del fascista Franco. Fu Stalin a pugnalare a morte alle spalle l’avanguardia rivoluzionaria nella guerra civile (il che in seguito portò al trionfo del franchismo).

Pertanto, i dirigenti traditori del Fronte popolare, guidati dal PCE, non difendevano un programma comunista, al contrario, la loro missione era di silurare la lotta per la trasformazione socialista della società difendendo la proprietà privata con ogni strumento possibile. Più avanti ci occuperemo della capitolazione e della sottomissione del resto delle forze di sinistra alle politiche del Fronte Popolare, e quindi a Stalin e al PCE, comprese le direzioni riformiste del POUM e della CNT, nonostante il fatto che le loro basi erano nelle milizie rivoluzionarie che facevano collettivizzazioni mentre combattevano contro Franco.

Le Brigate Internazionali, pur avendo una certa autonomia d’azione, facevano parte dell’Esercito Popolare, che il potere borghese del governo del Fronte Popolare aveva costruito mentre ricostruiva lo stato capitalista repubblicano che la rivoluzione aveva spezzato. Il carattere di classe delle Brigate Internazionali è dunque borghese. Quando si soppesa l’efficacia o meno di un esercito borghese rispetto a un sistema di milizie operaie, il fattore principale non è decidere se il comando unico di un esercito sia superiore alla dispersione delle milizie. La considerazione principale deve essere quella di determinare chi difende questo Esercito Popolare, con al suo interno alcune Brigate Internazionali, e il suo rapporto con la questione dello Stato. Questo Esercito dipendente dal governo del Fronte Popolare non difendeva la Rivoluzione in corso dal luglio del 1936 ma, al contrario, la sua missione era difendere la ricostruzione dello stato borghese repubblicano che stava avendo luogo, per la quale era imprescindibile annichilire la rivoluzione iniziata.

Il Fronte popolare borghese-stalinista postulò la parola d’ordine reazionaria di “dare priorità alla guerra rispetto alla rivoluzione”, in opposizione alla simultaneità di guerra e rivoluzione. Quel governo borghese non difese con l’Esercito Popolare e le sue Brigate Internazionali la tesi della guerra rivoluzionaria di un’esercito rosso centralizzato che avrebbe difeso le conquiste della Rivoluzione del 19 luglio, ma esattamente il contrario. In questo punto era diametralmente opposto ad alcune milizie operaie rivoluzionarie che subordinavano la guerra alla rivoluzione, unico modo in cui la classe operaia sarebbe stata motivata a combattere contro l’esercito militare-fascista di Franco. Gli operai della campagna e della città combatterono con le loro milizie contro i franchisti in difesa di una vita dignitosa senza oppressione, e non per tornare a un regime borghese, “democratico” ma ugualmente capitalista e oppressivo come il regime autoritario che i franchisti avrebbero imposto. Il carattere di classe, borghese, delle Brigate Internazionali, indipendentemente dall’origine operaia della maggioranza dei volontari, era opposto a quello delle milizie operaie rivoluzionarie. Pertanto, la fine delle milizie per costruire un esercito professionale non fu dovuta al desiderio di unificare la dispersione o di porre fine alla loro inefficacia e “indisciplina” per colpire meglio Franco ma piuttosto alla determinazione di porre fine alla Rivoluzione. Pertanto, il modo migliore per definire le Brigate Internazionali è dire che erano l’Esercito borghese di Stalin contro la Rivoluzione. Deve essere chiaro che, per la loro ispirazione, organizzazione, composizione e comandi, le Brigate Internazionali sono lo stalinismo in armi al servizio del potere borghese e che esiste un legame intimo, una vera unità, tra il PCE, il Fronte Popolare borghese-stalinista e le Brigate Internazionali.

L’esercito internazionale del Fronte Popolare

Stalin “aiutò” la Repubblica di fronte popolare non in modo disinteressato. Stalin la sostenne e la abbandonò quando gli convenne. Tra gli strumenti che usò ci furono le Brigate Internazionali, manipolando tanti operai di buona volontà che volevano lottare contro Franco. Come stiamo per esporre, essi servirono, tra l’altro, come braccio armato di Stalin contro la Rivoluzione e per reprimere trotskisti, poumisti e anarchici di sinistra, per disfare collettivizzazioni, per reprimere le milizie rivoluzionarie e i rivoluzionari del maggio del 1937 a Barcellona (la XIV Brigata Internazionale partecipò alla repressione nelle Giornate di maggio, come vedremo più avanti) e in ultima istanza alla ricostruzione della Repubblica borghese che la rivoluzione del 19 luglio aveva quasi ridotto in frantumi. Le Brigate Internazionali furono un altro strumento della controrivoluzione di Stalin insieme al PCE e all’NKVD, sebbene non fosse intenzione di tutti i volontari internazionali di base arruolarsi in esse. Le Brigate Internazionali furono un čeka(*) internazionale al soldo del Comintern di Stalin le cui implicazioni arrivarono anche alla repressione di parte di questi interbrigatisti “devianti”, come spiegheremo in questo testo. Quando i volontari internazionali si sono arruolati dai loro Paesi d’origine per combattere il fascismo, la stragrande maggioranza non avrebbe mai pensato che sarebbero stati usati per reprimere i rivoluzionari. Tanto meno che molti di loro sarebbero stati vittime dei comandanti stalinisti e sarebbero morti fucilati da loro e non dai fascisti, o che sarebbero finiti rinchiusi e torturati nelle centrali della polizia politica del PCE. Stalin e i suoi alti comandanti militari hanno coinvolto le brigate internazionali nella scomparsa, tra gli altri, del trotskista Erwin Wolf, di George Tioli e del poumista Andreu Nin che fu sequestrato dagli interbrigatisti. Per non parlare del ruolo degli stalinisti provenienti dalle Brigate Internazionali nella repressione dei poumisti e trotskisti nelle centrali della polizia politica di Barcellona o del loro ruolo di spie del SIM (Servizio di Informazione Militare) e del DEDIDE (Dipertimento Speciale di Informazione dello Stato) e agenti dell’NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni) contro il POUM (Partito Operaio di Unificazione Marxista) e la SBLE (Sezione Bolscevico-Leninista di Spagna) trotskista. Di seguito racconteremo tutti questi episodi. Va tenuto presente che, a livello internazionale, tutto ciò avveniva contemporaneamente ai processi di Mosca e alle purghe contro il trotskismo in URSS. Di tale importanza era la rivoluzione accaduta nello Stato spagnolo per il resto del mondo che Stalin vi si dovette applicare a fondo usando il terrore contro i rivoluzionari. Era una questione di vita o di morte per Stalin. Se la rivoluzione avesse vinto nello Stato spagnolo, Stalin avrebbe perso a livello internazionale. Era una questione di sopravvivenza per la casta burocratica che in URSS aveva usurpato le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre e aveva degenerato e deformato lo Stato operaio sovietico. La repressione internazionale del trotskismo, che rappresentava la Rivoluzione, era necessaria per Stalin.

Ma prima di iniziare a parlare a fondo dei diversi aspetti concreti delle Brigate Internazionali di Stalin, fermiamoci a parlare di alcuni volontari internazionalisti che non possono essere considerati in alcun modo parte delle Brigate Internazionali. Molto prima di novembre, c’erano volontari della milizia internazionale fin dall’inizio della Rivoluzione e Guerra civile spagnola a luglio. I primi stranieri ad unirsi alla lotta contro il sollevamento militare-fascista furono gli atleti che nel luglio 1936 si erano radunati a Barcellona per celebrare un’Olimpiade Popolare parallela a quella della Berlino nazista. Non volevano unirsi ai resti dell’esercito fedele al governo del Fronte Popolare, ma si unirono alle milizie della CNT o del POUM che si erano formate nei primi giorni della guerra.
Per quanto riguarda i volontari venuti da fuori dopo il 19 luglio, è fondamentale ricordare che all’interno delle colonne che sono andate al fronte per combattere il fascismo, nell’estate del 1936 si trovava un gruppo di trotskisti italiani e francesi che hanno combattuto nella Colonna Internazionale Lenin del POUM di Aragona, guidati da Nicola di Bartolomeo (Fosco), del Gruppo Bolscevico Leninista di Spagna, il gruppo trotskista dell’epoca. Questa colonna internazionale Lenin, i cui effettivi furono i primi internazionalisti ad accorrere nello Stato spagnolo, era composta da 50 miliziani internazionali, 20 dei quali erano trotskisti, come Mary Low e Juan Brea. Questi coraggiosi miliziani rivoluzionari arrivarono tre mesi prima che arrivassero le Brigate Internazionali staliniste. Anche le milizie del POUM accolsero una ventina di britannici che, per la maggior parte, provenivano dall’ILP, un partito britannico marxista non stalinista, questo fu il caso di George Orwell, scrittore di “La fattoria degli animali” e “1984 “, e anche di “Omaggio alla Catalogna“, dove racconta questa esperienza. Un altro caso è stato quello degli internazionali trotskisti argentini Hipólito e Mika Etchebéhère, che si inquadrarono nelle milizie del POUM, che, tra l’altro, non era un partito trotskista ma era il più vicino alla loro ideologia, a Madrid e da lì a Sigüenza alla testa della colonna motorizzata del POUM di Madrid, morendo Hipólito nel vicino paese di Atienza. Questo è stato immortalato nel libro di Mika Etchebéhère “La mia guerra in Spagna“. Arrivò anche il poeta John Cornford, di cui racconteremo la storia in seguito.
L’idea che il Comintern di Stalin avesse tradito la Rivoluzione era comune a tutti questi miliziani volontari internazionalisti, ed è per questo che la loro posizione era di stare alla larga dalle Brigate Internazionali, che consideravano semplicemente come il braccio militare repressivo del Comintern di Stalin. Pertanto, le Brigate Internazionali non possono essere identificate, come viene erroneamente fatto, con questi stranieri isolati che sono venuti a combattere nello Stato spagnolo per la Rivoluzione. Infatti, dopo l’arrivo a novembre delle Brigate Internazionali e con il decreto di militarizzazione delle milizie, hanno continuato a rifiutarsi di entrare nelle Brigate Internazionali perché giustamente non volevano essere in alcun modo la cinghia di trasmissione controrivoluzionaria di Stalin. Alla fine di settembre c’erano circa 1.000 stranieri nello stato spagnolo che combattevano contro il fascismo e per la Rivoluzione.

Come abbiamo segnalato sopra, la creazione delle Brigate Internazionali di Stalin a partire dal novembre 1936 non fu un movimento popolare spontaneo, ma fu una decisione del Comintern stalinista di intervenire nella Guerra civile spagnola. E tantomeno fu spontaneo l’arrivo degli interbrigatisti giacché il loro reclutamento e invio fu a carico del Comintern e dei partiti stalinisti. Stalin assegnò ai diversi partiti “comunisti” dei diversi Paesi una quota minima di membri delle Brigate Internazionali che dovevano coprire. Solo quando non riuscirono a raggiungere la cifra si rivolsero a volontari non stalinisti. Lo stesso Comintern riconobbe che nelle Brigate Internazionali tra l’80 e il 90% dei volontari internazionali originari erano membri dei partiti stalinisti (i partiti “comunisti”), molti dei quali quadri medi e alti. Lo stesso André Marty, capo politico delle Brigate, disse che “nelle Brigate internazionali parteciparono 33 membri dei comitati centrali dei partiti comunisti. E 300 membri dei comitati provinciali”.
Gran parte dei brigatisti avevano dimostrato le proprie convinzioni staliniste nei loro Paesi d’origine. Volontari non stalinisti e militanti di altre ideologie erano una minoranza. Gli internazionali non stalinisti all’interno delle Brigate Internazionali furono sospettati fin dal primo momento e sottoposti a revisione ideologica, a seguito della quale avrebbero avuto luogo dure repressioni, come spiegheremo più avanti. Un arruolato riceveva istruzioni militari e predica sulla politica stalinista e di fronte popolare. Quando un volontario non apparteneva a un partito stalinista, un rappresentante della NKVD indagava sul suo passato, in questo modo le Brigate Internazionali servivano anche per eliminare i dissidenti del comunismo stalinista e c’erano istruzioni per prendere “misure appropriate” contro un volontario con possibili collegamenti trotskisti.
Nonostante l’ovvietà che fosse il Comintern stalinista dietro la creazione delle Brigate, lo slogan ufficiale era negarlo e dire che si trattava di un movimento emerso spontaneamente in tutto il mondo.

Le Brigate Internazionali erano un mito propagandistico circoscritto solo ed esclusivamente alla politica opportunista stalinista dei Fronti popolari per fermare la Rivoluzione (36-38), dopo che in una fase precedente lo stalinismo aveva trattato la socialdemocrazia come socialfascismo (politica settaria stalinista del “Terzo Periodo”, fino al 1935) e prima del patto reazionario nazi-sovietico (1939-41). Ci fu una deliberata e sistematica falsificazione e una apologia delle Brigate Internazionali come un’epopea popolare falsamente internazionalista. La vera storia delle Brigate è che furono organizzate direttamente da Stalin sulla base del loro finanziamento a carico delle riserve valutarie della Banca di Spagna, l'”Oro di Mosca”, il che conferma che l’aiuto di Stalin alla Repubblica non fu disinteressato e, inoltre, lo stato spagnolo servì da banco di prova per l’URSS di Stalin. Stalin, infatti, inviò nella Repubblica di fronte popolare circa 4.000 agenti, spie e specialisti militari e, d’altra parte, proibì ai cittadini sovietici di unirsi al fronte spagnolo.

La sorveglianza, il controllo e lo sterminio dei volontari non servilmente sottomessi a Stalin furono una continuazione nello Stato spagnolo delle purghe in URSS. In effetti, questi omicidi nello Stato spagnolo sono andati di pari passo con altri avvenuti, a Mosca, di molti militari e agenti sovietici nell’ambito delle purghe staliniste prima della seconda guerra mondiale. Approfondiremo questo aspetto di seguito. In seno alle brigate internazionali, gli omicidi per motivi politici avvenivano in numero maggiore delle esecuzioni per indisciplina militare o per diserzione. All’interno della zona “repubblicana” era tra le Brigate Internazionali che c’erano più esecuzioni disciplinari. Nelle Brigate ci furono molte più fucilazioni che in altre unità dell’Esercito Popolare.

Affinché in nessun momento le Brigate Internazionali potessero sfuggirgli di mano, Stalin impose un comitato direttivo dell’iniziativa composto dai vertici stalinisti dei diversi partiti “comunisti”: l’italiano Palmiro Togliatti, il francese Maurice Thorez e gli spagnoli José Díaz e Dolores Ibarruri. Il Comintern e il Profintern (sindacato internazionale di obbedienza stalinista) aprirono centri di reclutamento in diverse parti d’Europa, sempre sotto il controllo esclusivo dei partiti stalinisti. Il contingente reclutato formò un esercito di circa 40.000 soldati durante la guerra, nonostante vi siano disparità nelle cifre secondo diversi storici, che vanno da 30.000 a 70.000. La sua base era a Los Llanos (le piane), di Albacete. Come capo politico delle Brigate fu nominato lo stalinista francese André Marty. Fermiamoci a questo personaggio per conoscere il carattere che ha impresso alle Brigate.

André Marty, il “macellaio di Albacete”

André Marty, era un deputato francese del PCF. Ricevette il soprannome di “macellaio di Albacete”. Lui stesso ammise al comitato centrale del PCF di aver ordinato 500 fucilazioni di interbrigatisti, cifra probabilmente inferiore a quella reale. Fucilò per sospetti politici senza alcun riguardo. L’accusa principale era quella di deviazione politica trotskista che doveva essere epurata. Sono sue frasi tanto atroci come “la vita di un uomo vale 75 centesimi, il prezzo di una cartuccia”. Come massimo responsabile della repressione degli interbrigatisti eseguì torture e omicidi se gli uomini sotto il suo controllo osavano dubitare della disciplina stalinista all’interno del corpo, se sollecitavano la restituzione del loro passaporto o se chiedevano un permesso. Seguendo fedelmente l’orientamento politico filoborghese dettato da Stalin, nell’agosto 1936 disse che “l’unico compito possibile non era la realizzazione della rivoluzione socialista ma la difesa, il consolidamento e lo sviluppo della rivoluzione democratica borghese”.
Come parte delle sue azioni repressive, André Marty ritirò i passaporti di tutti i brigatisti internazionali. I passaporti degli interbrigatisti, oltre all’oro spagnolo, furono un altro grande tesoro per Mosca, specialmente i passaporti statunitensi. I passaporti dei volontari venivano sequestrati al loro arrivavo nello Stato spagnolo, e non gli furono restituiti. Stalin trasse un enorme profitto da quelle migliaia di passaporti rubati, poiché furono utilizzati dai suoi servizi segreti e dallo spionaggio stalinista prima e dopo la seconda guerra mondiale. Anni dopo, uno di quei passaporti sequestrati a un interbrigatista belga sarà utilizzato per fornire una falsa identità a Ramón Mercader, che portò a termine la missione che Stalin gli aveva affidato di assassinare Trotsky in Messico. A proposito, Trotsky aveva già subito un precedente attentato fallito da parte di un’altro interbrigatista di origine messicana, David Alfaro Siqueiros.

Marty svolse un ruolo principale nel vincolare le Brigate Internazionali al lavoro di supporto all’NKVD, il diretto antecedente del KGB stalinista, infatti le Brigate Internazionali sarebbero state utilizzate per reclutare agenti segreti al servizio di Stalin.
Quando non poteva suffragare i sospetti politici, André Marty esercitò il terrore accusando gli interbrigatisti non stalinisti di essere criminali che, secondo lui, si erano infiltrati nelle brigate e, in considerazione di ciò, non esitò a ordinare tutte le necessarie esecuzioni. Tra gli episodi di repressione più notevoli c’è la tragedia di Pozo Rubio dove 9 interbrigatisti, cinicamente accusati della morte di Hans Beimler, furono fucilati come agenti della Gestapo (in seguito vedremo i veri colpevoli di questo omicidio). In un’altra occasione vi è testimonianza che Marty ordinò addirittura la morte di 83 belgi in un solo giorno, come pubblicato il 23 marzo 1939 dal quotidiano di Bruxelles Le Populaire.
Persino qualcuno così simpatizzante dello stalinismo come Ernest Hemingway ha ritratto André Marty nella sua opera “Per chi suona la campana” come un paranoico, pazzo, crudele e senza empatia. Lì è descritto come “figlio di una grande puttana” e “pazzo, assassino” e si afferma che “uccide più della peste bubbonica”, “ha l’abitudine di sparare alla gente” o “purifica più del Salvarsán” (Salvarsán era un farmaco contro la sifilide, chiamato anche “proiettile magico”). E di lui si dice anche che “tu sia maledetto per tutti gli uomini che hai fatto morire”.
André Marty aveva tutti i tratti paranoici dello stalinismo dell’epoca, caratteristica ideale per essere il macellaio delle epurazioni interne dei brigatisti sospettati di deviazionismo politico. Inoltre, lui e sua moglie furono denunciati per aver commesso un saccheggio di gioielli quando dovettero lasciare lo Stato spagnolo alla fine della guerra, un’attitudine borghese degna di un difensore della proprietà capitalista come era lo stalinismo dei partiti “comunisti”.

Le Brigate Internazionali nella Battaglia di Madrid: una manipolazione propagandistica dello stalinismo

Le Brigate parteciparono alla maggior parte delle grandi battaglie della Guerra civile, dalla difesa di Madrid nel novembre 1936 alla Battaglia dell’Ebro. Il mito che le Brigate salvarono Madrid da Franco è molto diffuso, ma il loro ruolo non fu decisivo, o anche solo importante, nella difesa di Madrid contro l’avanzata delle truppe fasciste di Franco, ma anzi la loro azione fu puramente ornamentale, vista la data in cui arrivarono. Il loro ruolo si limitò ad essere l’iniezione di sostegno morale data dalla supposizione che operai stranieri di buona volontà fossero venuti ad aiutare la Repubblica. La battaglia di Madrid fu decisa in precedenza dalle milizie e dalle truppe del Fronte Popolare e con quasi nessuna partecipazione delle Brigate Internazionali, le quali arrivarono giorni dopo l’inizio dell’offensiva fascista. Quello che fecero fu sfilare per la città in sicurezza, raccogliendo nella propaganda del PCE quello che non avevano quasi per nulla fatto in trincea. Il loro contributo alla battaglia non potè essere decisivo né per la data del loro arrivo né per il loro numero giacché le Brigate Internazionali arrivarono il 9 novembre mentre la battaglia di Madrid era iniziata il 1° novembre. L’XI Brigata Internazionale, agli ordini del generale Kleber, rilevata dalla XII il 20 novembre, si prese un merito sovradimensionato eclissando i miliziani locali o provenienti dall’Aragona, come quelli della Colonna Durruti (c’erano 3.000 miliziani della Durruti a Madrid mentre le Brigate Internazionali contavano solo 1800 soldati in quei giorni) o i soldati dell’Esercito Popolare al comando di Miaja e Rojo (che erano lì dal primo giorno). Nella Battaglia di Madrid c’era anche la trotskista Mika Etchebéhère con le milizie del POUM, che erano arrivate prima, oltre che alla Battaglia di Madrid, anche nelle trincee di Moncloa, nella Divisione di Cipriano Mera.
Da novembre fino alla fine del 1936, le Brigate Internazionali erano riuscite a reclutare più di 7.000 uomini e all’inizio del 1937 il numero era salito a più di 25.000, il periodo più importante nella storia militare delle Brigate fu la prima metà del 1937. Ma all’inizio di novembre, come abbiamo sottolineato, solo circa 1.900 interbrigatisti furono nella battaglia di Madrid.
È degno di nota, come esempio di un dissidente ucciso alla schiena, ciò che accadde nella seconda fase della battaglia di Madrid: il 1° dicembre Hans Beimler morì in circostanze strane. La sua morte potrebbe non essere stata dovuta al fuoco nemico, ma a quello proveniente dalle sue stesse trincee. Lo ha riferito un gruppo di testimoni oculari, e ciò risulta veritiero, poiché a quel tempo Beimler aveva manifestato contro l’ingerenza di Stalin nello Stato spagnolo e, inoltre, era in contatto con l’opposizione al partito “comunista” tedesco.

Nelle battaglie di Teruel, Lopera ed El Jarama: repressione interna, disincanto verso lo stalinismo e diserzioni

La XIII Brigata Internazionale intervenne nella battaglia di Teruel al comando di Zaisser, futuro capo della Stasi, la polizia stalinista della Germania dell’Est. Questa azione si concluse con un fallimento e iniziarono a verificarsi le prime diserzioni delle brigate internazionali. A Teruel ci furono scontri degli stalinisti contro le colonne anarchiche che erano lì fin dai primi giorni di guerra. Gli anarchici guardavano gli interbrigatisti con risentimento, e a ragione, come in seguito avrebbero potuto verificare sia i poumisti che gli anarchici nelle battaglie di Huesca e Saragozza.
La XIV Brigata Internazionale, al comando del generale Walter, intervenne nella battaglia di Lopera (Jaén) dal 23 dicembre 1936. Fu un grande fallimento che il PCE tentò di nascondere dicendo che era opera di sabotaggio. Il capro espiatorio fu un comandante, Gaston Delesalle, che “curiosamente” era un dissidente dello stalinismo. Il 29 dicembre fu arrestato, subì un processo farsa senza garanzie legali e fu immediatamente fucilato. André Marty aveva appreso che Delesalle aveva mantenuto rapporti con gli anarchici catalani e quello fu il castigo per il suo “deviazionismo”.

Degne di menzione sono le circostanze in cui morì a Lopera il poeta John Cornford. Cornford è stato uno dei primi volontari venuti a combattere contro il fascismo a luglio e lo fece nelle milizie del POUM a Leciñana (Saragozza), così come George Orwell. Cornford tornò quindi nel Regno Unito a causa di una malattia e in seguito tornò di nuovo nello Stato spagnolo. Questa volta si arruolò nelle Brigate Internazionali e combatté nella Battaglia di Madrid dove ebbe il primo avvertimento, quando fu ferito da fuoco amico davanti alla Città Universitaria. Combatté poi nella battaglia di Lopera dove morì il 28 dicembre 1936 senza che il suo corpo venisse ritrovato. La madre di Cornford disse allo storico Hugh Thomas che furono gli stalinisti a uccidere suo figlio a causa del suo passato nel POUM e perché stava per lasciare il partito “comunista”. Questo non è stato dimostrato, ma è del tutto plausibile, come un altro caso di repressione contro i “devianti” dallo stalinismo.
La XV Brigata Internazionale fu inviata alla battaglia di Jarama e vi intervennero i suoi battaglioni Lincoln, Six Février, Dimitrov e British. Ci furono enormi perdite di interbrigatisti che portarono di nuovo a dibattiti su chi fosse il responsabile. A questo quesito si rispose fucilando qualsiasi ufficiale “insubordinato”. Ciò causò uno scoraggiamento che portò a molte diserzioni. La misura usata dai comandanti stalinisti per prevenire i tentativi di diserzione fu che si fecero frequenti le “passeggiate” per gli interbrigatisti più indisciplinati, deviazionisti e meno stalinisti, non affiliati al partito “comunista”, che venivano fucilati senza motivo.

Il motivo della diserzione, oltre al disincanto per l’azione repressiva dello stalinismo, era dovuto anche alla sensazione di inganno giacché a molti volontari al momento dell’arruolamento era stato detto che non sarebbero stati nell’esercito per più di sei mesi e che in seguito avrebbero potuto decidere se restare nello Stato spagnolo o andarsene. Un altro caso di inganno è che molti stranieri che erano accorsi nello Stato spagnolo erano stati ingannati con false offerte di lavoro. Invece di un lavoro, gli avevano imposto un fucile e una minaccia di fucilazione se avessero disertato.
È nota la lettera di un interbrigatista stalinista pentito proveniente dagli Stati Uniti, Sandros Voros, che commentando il ritiro da Teruel scriveva: “I dirigenti del Cremlino, pur fornendoci materiale, si affidano soprattutto al terrore. Ufficiali e soldati vengono implacabilmente fucilati seguendo i suoi ordini”. Ha spiegato in dettaglio come avrebbero avuto luogo “le esecuzioni sommarie, eseguite nella maggior parte dei casi in segreto”. Ci sono prove che 9 tedeschi integrati nella XI Brigata a Teruel furono fucilati.

Declino delle Brigate Internazionali e loro “ripopolamento” con gli spagnoli

Nonostante il demagogico sforzo propagandistico di Stalin e dei suoi paladini del PCE, dopo la battaglia di Jarama divenne sempre più difficile coprire le perdite nelle Brigate Internazionali e per risolvere questa situazione si ricorse a riempirle con soldati spagnoli del Fronte Popolare. Con le battaglie di Guadalajara, Malaga, Vizcaya e La Granja la repressione dei dissidenti continuò ad aumentare, portando a più disillusioni e più diserzioni, a cui si aggiunse l’aumento quasi nullo di nuovi interbrigatisti dall’estero. Sempre meno stranieri erano disposti a venire a difendere con le armi il governo del Fronte Popolare e la repubblica democratico-borghese, chiaramente controrivoluzionaria.

Stalin rifiutò la possibilità di fondere o rifondare le brigate riducendone il numero, perché ciò avrebbe significato rinunciare alla propaganda che si basava sull’ostentazione della “solidarietà internazionale” con la causa stalinista del Fronte Popolare e avrebbe potuto provocare un maggiore crollo morale. Ecco perché l’unica soluzione era compensare le perdite con gli spagnoli, ripopolando la leggenda delle Brigate. In alcuni battaglioni c’erano più spagnoli che internazionali, in altri la cifra variava dal 35% di spagnolo nei battaglioni Dombrowski e Garibaldi e fino all’80% nel battaglione André Marty. Più tardi, nel 1938, la maggior parte delle Brigate Internazionali era formata da spagnoli, l’elemento fondamentale della propaganda del PCE e di Stalin cominciava a sgretolarsi.
Le esecuzioni e le sparizioni continuarono il loro corso, e tutte con un chiaro pregiudizio ideologico. Questa barbarie arrivò fino al caso di José Robles, il traduttore di John Dos Passos, scrittore di romanzi come “Manhattan Transfer“, che a quel tempo era un corrispondente di guerra nella Guerra civile spagnola. José Robles Pazos era, inoltre, traduttore per il Comintern e per i gerarchi delle Brigate Internazionali. Era stato anche interprete e collaboratore del generale Vladimir Gorev, inviato da Stalin come consigliere militare dello Stato spagnolo. Dopo aver fatto commenti dissenzienti con la linea ufficiale di Stalin, del Comintern e del PCE, i servizi segreti stalinisti lo fucilarono e lo fecero sparire. John Dos Passos si stava preparando a collaborare con Ernest Hemingway alla sceneggiatura del documentario “La tierra española“, ma seppe dell’omicidio di José Robles e fu allora che rinnegò lo stalinismo e ruppe con Ernest Hemingway a causa della sua “scarsa sensibilità per la sofferenza umana”, come ricorda Dos Passos nella sua opera “Anni indimenticabili”. Hemingway rimase fedele ai vertici stalinisti, ignorò Robles e alimentò persino la bufala inventata dagli stalinisti secondo la quale José Robles era fuggito a Londra per arruolarsi con i franchisti.

Un altro motivo di reclamo tra gli interbrigatisti era la qualità delle armi che utilizzavano. Nonostante l’armamento utilizzato dalle Brigate internazionali fosse il migliore di quello inviato da Stalin, giacché era superiore a quello di altre unità, che ricevevano armi antecedenti la prima guerra mondiale (per non parlare della consegna nulla di armi alle milizie operaie che non si erano integrate nell’Esercito Popolare dopo il Decreto di militarizzazione dell’ottobre del 1936). Detto questo, il reclamo degli interbrigatisti era solo di aspettarsi armi molto migliori perché, di certo, il valore delle armi inviate da Stalin era esponenzialmente lontano da quello che era stato recuperato con “l’Oro di Mosca”. L’Oro di Mosca (Oro che il Fronte Popolare diede a Stalin) fu un saccheggio, di 510 tonnellate d’oro (il 75% delle riserve auree della Banca di Spagna) per un valore attuale di 12 miliardi e duecento milioni di euro, che furono caricate in 7.800 casse e furono trasportati sulle navi Kim, Kursk, Nevá e Volgolés, che salparono per Odessa. Non si seppe altro di detto oro, mai restituito al governo della Repubblica. Basti pensare che il costo delle armi che Stalin diede al Fronte Popolare avrebbe dovuto essere 0,000…001% (il numero di zeri decimali non è numerabile) del valore di detto oro. Juan Negrín, Ministro delle Finanze nel 1936 e fantoccio dello stalinismo, fu il responsabile di questa operazione e un anno dopo sarebbe stato ricompensato da Stalin e dal PCE con la Presidenza del governo della Repubblica del Fronte Popolare.

Il coinvolgimento delle Brigate Internazionali nella repressione in occasione delle giornate di maggio e nell’omicidio di Andreu Nin

Le Brigate Internazionali non furono estranee alle manovre repressive staliniste nelle giornate del maggio 1937 in Catalogna e nella successiva azione volta a eliminare i poumisti, gli anarchici di sinistra e i trotskisti nelle centrali della polizia politica di Barcellona. I comandanti delle forze staliniste diedero ordine ai brigatisti di base che avrebbero dovuto intraprendere questa vile missione, non senza dubbi e con grande frustrazione, poiché il motivo per cui si erano arruolati con tutta la loro buona volontà era combattere contro Franco, non contro gli operai rivoluzionari. Inoltre, come abbiamo anticipato, li coinvolsero direttamente in uno degli episodi più vergognosi e atroci dell’intera guerra: il rapimento, la tortura e l’omicidio del dirigente del POUM Andreu Nin.

La situazione di doppio potere esistente dal luglio 1936, in cui si stava realizzando un movimento a forbice tra il riflusso dei Comitati rivoluzionari, che avevano collettivizzato le aziende e le terre, e la crescente controrivoluzione dello Stato borghese repubblicano, che si andava ricostruendo grazie all’azione del Fronte Popolare, di Stalin e del PCE, si risolse a favore della controrivoluzione in seguito alle giornate del maggio 1937 a Barcellona.
La guerra poteva essere vinta solo consolidando la rivoluzione, motivo per cui la classe operaia si oppose alla restaurazione della repubblica capitalista. Nonostante le direzioni riformiste della CNT e del POUM, che avevano ministri e consiglieri nei governi borghesi del Fronte Popolare sia a livello centrale che nella Generalitat (Federica Montseny, García Oliver, Peiró e López della CNT e Andreu Nin del POUM), le loro basi, insieme alla classe operaia catalana, reagirono alle misure controrivoluzionarie del Fronte popolare borghese-stalinista. Questa opposizione si manifestò apertamente nelle giornate di maggio del 1937 a Barcellona, quando risposero a una provocazione del PSUC-PCE e della Generalitat con gli scontri presso la centrale telefonica. La tensione accumulata tra rivoluzione e controrivoluzione esplose. La classe operaia scese in piazza, la rivoluzione sembrava potersi imporre. Tutta Barcellona era una barricata. Lo racconta molto bene George Orwell in “Omaggio alla Catalogna”.

In quel momento, quando la rivoluzione stava per imporsi, i ministri borghesi del Fronte Popolare della CNT lanciarono un appello, attraverso la radio, chiedendo ai loro militanti e alla classe operaia di Barcellona di deporre le armi e abbattere le barricate. E la direzione riformista del POUM si piegò alla CNT. C’erano minoranze rivoluzionarie che avevano l’orientamento e i programmi corretti e volevano condurre in porto la rivoluzione del maggio 1937: il Gruppo “Amigos de Durruti” (una frazione di sinistra “bolscevizzante” della CNT che criticava la direzione riformista) e il gruppo trotskista, sezione della Quarta Internazionale, la Sezione bolscevica leninista di Spagna. Anche all’interno dello stesso POUM ci fu chi oppose resistenza alla capitolazione della CNT e del POUM nel maggio 1937, la cosiddetta “cellula 72” di Josep Rebull, che promuoveva una politica molto vicina a quella dei trotskisti. Ma questi piccoli gruppi non poterono far nulla per rilanciare il processo rivoluzionario.

La CNT chiamò alla ritirata e l’esecutivo del POUM si rifiutò di rompere con la leadership del Fronte Popolare. Le giornate del maggio 1937 si conclusero col consolidamento definitivo dello Stato capitalista repubblicano. La controrivoluzione del blocco borghese-stalinista del Fronte Popolare aveva sconfitto la Rivoluzione. La CNT e il POUM rinunciarono alla Rivoluzione e si piegarono alle politiche del Fronte Popolare, del PCE e di Stalin, il che conferma il carattere non rivoluzionario, ma piuttosto riformista, delle direzioni di entrambi. L’insurrezione operaia fu definitivamente soffocata dall’arrivo delle truppe del governo del Fronte Popolare, fra le quali la XIV Brigata Internazionale, che segnò così una delle sue tappe più vergognose.
Stalin e gli stalinisti del PCE vollero dare il tocco finale e chiesero al governo di rendere il POUM illegale. I rapporti di forza erano cambiati, gli stalinisti prevalsero, con l’appoggio dei socialisti di destra e dei repubblicani borghesi, e Largo Caballero dovette dimettersi. L’assassinio di Andreu Nin e il processo contro il POUM furono la ciliegina sulla torta della controrivoluzione. Dopo aver arrestato Andreu Nin, lo portarono in una centrale della polizia politica ad Alcalá de Henares dove le Brigate Internazionali erano solite epurare i rivoluzionari e gli interbrigatisti che non adoravano Stalin, e Orlov, dopo averlo torturato, scuoiato e ucciso, utilizzò gli interbrigatisti tedeschi per simulare una presunta fuga di Nin ad opera di agenti della Gestapo, assegnando il ruolo degli agenti nazisti agli interbrigatisti. In questo modo sarebbero state confermate le calunnie che la propaganda del PCE stalinista aveva diffuso sul dirigente del POUM. La testimonianza di questi eventi è fornita dallo stesso Jesús Hernández, ministro stalinista nel governo repubblicano, nel suo libro scritto dopo aver rinnegato lo stalinismo: “Io, ministro di Stalin in Spagna“.

La battaglia di Huesca e lo smantellamento del Consiglio d’Aragona con la partecipazione delle Brigate Internazionali

Dal 12 al 20 giugno, le Brigate Internazionali furono presenti nell’operazione dell’Esercito Popolare su Huesca che aveva un duplice obiettivo, aiutare il fronte di Bilbao e, allo stesso tempo, distruggere l’influenza delle milizie della CNT e del POUM nell’Aragona. La battaglia di Huesca aveva possibilità di successo ma non fu vinta a causa dalla campagna di boicottaggio da parte delle truppe del Fronte Popolare e della XII Brigata Internazionale contro le milizie anarchiche e poumiste.
In quei giorni a Huesca, il generale interbrigatista Lukacs morì in circostanze strane, proprio quando l’NKVD ne aveva appena ordinato l’arresto per divergenze sul ruolo del PCE e dell’NKVD, e sulla questione della destituzione di Largo Caballero dopo le giornate di maggio. Ciò è riferito da un alto comando militare dell’Esercito Popolare, lo stalinista Valentín González (El Campesino), in “Comunista in Spagna, antistalinista in URSS” e in “Vita e morte in URSS”.
Le truppe del POUM stavano collaborando alla battaglia di Huesca e gli stalinisti del Fronte Popolare stavano attenti a che non ricevessero giornali pubblicati a Barcellona o a Valencia dai quali i poumisti avrebbero potuto venire a sapere che il PSUC-PCE di Barcellona accusava il POUM di collaborare con Franco.

Durante l’attacco da parte delle truppe fasciste di Franco, le Brigate Internazionali senza preavviso modificarono le loro posizioni e i movimenti davanti a Huesca per far ricadere gli attacchi delle truppe fasciste sulle posizioni di anarchici e poumisti (tra i quali c’era George Orwell) che subirono ingenti perdite. A ciò si deve aggiungere che le unità anarchiche e poumiste erano prive di artiglieria. Per lo stalinismo era più urgente sconfiggere definitivamente la Rivoluzione che infliggere una sconfitta alle truppe fasciste.

Dopo le giornate di maggio del 1937, lo scopo principale del governo Negrin, controllato da Stalin e dal PCE, era quello di porre fine definitivamente ai comitati rivoluzionari rafforzando lo Stato borghese repubblicano. Il 21 giugno la XII Brigata Internazionale ricevette poi la missione di sterminare le collettività rivoluzionarie del Fronte d’Aragona. Ancora una volta le Brigate Internazionali furono le esecutrici politiche delle consegne di Stalin contro la Rivoluzione. La vergognosa e infida ciliegina sulla torta delle azioni controrivoluzionarie degli stalinisti fu lo smantellamento e la liquidazione del Consiglio d’Aragona (organo centrale delle collettivizzazioni che i rivoluzionari avevano portato avanti dal luglio del 1936) da parte delle truppe di Enrique Líster, dirigente del PCE. Per questo compito furono mobilitati i brigatisti della XIV e XV Brigata Internazionale che, insieme all’XI Divisione di Lister, portarono a termine questo vile compito. L’11 agosto arrestarono i membri del Consiglio, compreso il suo presidente, Joaquín Ascaso, un anarchico storico.

Questo governo mise definitivamente fine anche alle milizie operaie rafforzando l’esercito popolare borghese. Le armi inviate dall’URSS di Stalin, invece di essere destinate a combattere l’esercito franchista, furono usate contro le milizie rivoluzionarie del campo repubblicano. La controrivoluzione stalinista, insomma, pose fine alle collettivizzazioni promosse dai miliziani dei Comitati Rivoluzionari, cioè il governo del Fronte Popolare di Negrín, controllato quasi interamente dal PCE, espropriava la classe operaia consegnando terre e fabbriche ai suoi ex proprietari, borghesi e latifondisti. In sintesi, il successo controrivoluzionario di Negrin e Stalin fu di far tornare indietro la rivoluzione operaia che aveva avuto luogo nelle campagne e nelle città dal 19 luglio 1936.

Interbrigatisti (come spie del SIM-Servizio di Informazione Militare, agenti della NKVD e chekisti) contro il POUM e la SBLE trotskista

L’omicidio di Andreu Nin fu il segnale di partenza per la massiccia repressione del movimento operaio. La controrivoluzione stalinista usò costantemente il terrorismo poliziesco nel suo piano di repressione e annientamento dell’ala rivoluzionaria del movimento operaio e per questo utilizzò membri delle Brigate Internazionali, dell’NKVD, del SIM e del DEDIDE (Dipartimento Speciale dell’Informazione di Stato). La repressione era diretta specificamente contro l’ala sinistra degli anarchici, contro i poumisti e i trotskisti. Lo stalinismo fece una distinzione molto chiara all’interno del movimento anarchico tra la frazione di sinistra “bolscevizzante” della CNT (il Gruppo degli amici di Durruti) e la burocrazia riformista della CNT e della FAI, con i loro ministri borghesi Federica Montseny, García Oliver, ecc., collaboratori del Fronte Popolare, che non rappresentavano un pericolo, anzi, erano alleati del PCE.
Il motivo per cui lo stalinismo non usò la repressione contro la direzione riformista della CNT mentre la utilizzò contro l’esecutivo del POUM, riformista e collaborativo come la CNT, è che il POUM, nonostante la sua politica riformista (capitolazione al Fronte Popolare, con l’ingresso al suo interno, entrata nel governo borghese della Generalitat – Andreu Nin era ministro della Giustizia -, accordo con lo smantellamento del Comitato centrale delle milizie antifasciste, tra le altre capitolazioni) fu l’unico partito politico, insieme al piccolo gruppo trotskista della SBLE, che denunciò incessantemente nella sua stampa i processi di Mosca di Stalin contro la vecchia guardia bolscevica. Inoltre, il POUM, pur non essendo trotskista, cedette nella sua stampa una colonna a Trotsky e chiese al governo del Fronte Popolare di concedere a Trotsky l’asilo a Barcellona, richiesta che fu respinta.

Il principale protagonista nell’attuazione del piano di repressione della sinistra rivoluzionaria in Catalogna fu l’agente di Stalin Enro Gero (“Pedro”), responsabile locale della NKVD e dirigente delle centrali della polizia politica a Barcellona. Gero usò interbrigatisti e militanti del PCE per gestire le centrali della polizia politica e per realizzare il suo piano di sterminio dei rivoluzionari. Due agenti di spionaggio al suo servizio erano il polacco León Narwicz, capitano delle Brigate Internazionali, e il tedesco Lothar Marx, che con lo pseudonimo di “Joan” aveva cercato di infiltrarsi nella Sezione bolscevico-leninista di Spagna (SBLE).
Prima dei Fatti di maggio, il capitano interbrigatista e spia León Narwicz aveva preparato l’operazione di identificazione e arresto dei militanti del POUM raccogliendo fotografie. Dopo aver ottenuto la fiducia di alcuni leader del POUM, ai quali aveva detto di essere simpatizzante dell’opposizione russa, riuscì a entrare nel quartier generale del POUM e scattò delle fotografie che servirono a identificare e detenere i militanti del POUM nel processo volto a mettere questo partito fuori legge. In precedenza, Narwicz aveva collaborato alla fabbricazione di prove false contro Andreu Nin che poi portarono all’arresto, al rapimento, alla tortura e all’omicidio di quest’ultimo.

Gero affidò a Narwicz e Lothar Marx la missione di infiltrarsi nella SBLE, spacciandosi per simpatizzanti trotskisti che volevano guadagnare un gruppo tedesco delle Brigate Internazionali. Leon Narwicz voleva infiltrarsi anche nell’organizzazione clandestina del POUM, ignaro che i poumisti avessero scoperto che era un agente stalinista. Il POUM finse di essere interessato a Narwicz e accettò un incontro con lui. A quell’incontro, un gruppo d’azione del POUM lo giustiziò con tre colpi alla testa.
L’esecuzione di Narwicz fu rivendicata dal POUM come vendetta, e ciò servì alla NKVD e al SIM stalinisti come pretesto per l’arresto e il processo farsa dei militanti trotskisti della SBLE. Il responsabile delle indagini fu lo stalinista del PCE Julián Grimau (Grimau era stato un poliziotto della Sinistra Repubblicana prima della guerra, poi entrò nel PCE, lavorò per la NKVD e per il SIM e fece parte della polizia politica stalinista a Barcellona. Più avanti, quando il franchismo si era ormai affermato, entrò in Spagna ma fu catturato dal regime che lo uccise). Grimau tenne in ostaggio nella centrale della polizia politica che gestiva sulla via Layetana e torturò i trotskisti Grandizo Munis (autore dell’eccellente “Calci di sconfitta, promesse di vittoria”), Adolfo Carlini, Jaime Fernández (questi tre furono condannati a morte), Teodoro Sanz, Víctor Ondik, Luis Zanon (che non poté sopportare le terribili torture e “confessò” tutto ciò che Grimau desiderava) e Aage Kielso (che riuscì a fuggire). Dopo un processo farsa furono incarcerati fino alla fine della Guerra Civile a La Model, da cui fuggirono poco prima che i fascisti prendessero Barcellona. Non ci fu tempo per eseguire la pena di morte.


È necessaria una nota sulla polizia politica. Dopo il luglio del 1936 tutte le organizzazioni di sinistra avevano la propria polizia politica nella zona “repubblicana” per reprimere i fascisti e impedire loro di riorganizzarsi e reagire contro la rivoluzione in corso e in favore del fascista Franco. In queste centrali di polizia politica furono sequestrati anche beni e gioielli della borghesia, dei militari e del clero e, non bisogna nasconderlo, furono eseguite condanne a morte, a volte senza processo, come avvenne anche dall’altra parte del fronte di guerra, nella zona franchista. Ma le polizie politiche, con il processo controrivoluzionario guidato dal PCE e dal Fronte Popolare, furono deviate e rimasero tutte nelle mani degli stalinisti, del SIM e della NKVD; non furono più utilizzate per incarcerare gli estremisti di destra, i fascisti e i borghesi, ma furono usate per reprimere rivoluzionari e componenti del movimento operaio che ostacolavano gli stalinisti e il governo del fronte popolare Negrin-Stalin, essenzialmente i poumisti, i trotskisti e gli anarchici di sinistra. Inoltre, la polizia politica stalinista si era specializzata in torture crudeli e in metodologie omicide di un sadismo inaudito copiate dall’URSS di Stalin.

Le centrali di polizia politica di Barcellona nelle quali si verificarono il maggior numero di rapimenti, torture e omicidi di rivoluzionari, furono quella dei sotterranei dell’Hotel Colón, in Plaza de Catalunya, che era il luogo in cui il PSUC-PCE aveva la sua sede principale (alle sue finestre era appeso un grande striscione con la scritta “Agli eroici combattenti della Brigata Internazionale” accanto a un gigantesco ritratto di Stalin); quella di “Pedrera” (dove abitava Joan Comorera, dirigente del PSUC-PCE e dove Erno Gero aveva gli uffici); quelle del Circolo Equestre, convertito in Casal Carlos Marx, dove si trovava una sede del PSUC-PCE, e della Plaza Berenguer, 1 (vicino Vía Layetana, diretta da Julian Grimau, poliziotto del PCE) e altre come: “La Tamarita” sul Tibidabo, Puerta del Ángel 24, Córcega 299, Clarís 110, Muntaner 321, la fabbrica Nestlé, Paseo San Juan 104, il convento di Vallmajor 5, via Saragozza, ecc.

Brunete e Belchite, il crollo delle Brigate Internazionali

L’offensiva di Brunete sostituì quello che era stato il principale desiderio di Largo Caballero, cioè attaccare Mérida per spezzare in due il territorio controllato dai nazionalisti. I generali stalinisti e i consiglieri del Fronte Popolare e delle Brigate Internazionali si opposero a questa intenzione. E una volta che Largo Caballero si dimise, il governo di Negrín e il ministro della Difesa nazionale, Prieto, respinsero definitivamente l’idea di un’offensiva sull’Extremadura per imposizione dei consiglieri di Stalin che volevano allargare la guerra. La sua alternativa fu la battaglia di Brunete nell’estate del 1937 alla quale parteciparono le Brigate Internazionali.

La battaglia di Belchite ebbe le stesse caratteristiche di quelle precedenti, ma sempre più esasperate. Enrique Lister ignorò diversi ordini di comandanti non stalinisti dell’Esercito popolare e prese iniziative imposte dai consiglieri sovietici. Nelle Brigate Internazionali aumentavano disincanto, indisciplina, repressione e diserzioni, sia a Brunete che a Belchite, molto più di quanto era già emerso nelle battaglie di Jarama e La Granja, a causa del dominio repressivo stalinista.

La situazione era così grave che il 2 agosto 1937 una circolare del Sottosegretario all’Esercito riconobbe l’esistenza di diserzioni all’interno delle Brigate Internazionali. Il governo Negrin-Stalin aveva un carattere sempre più dittatoriale e il 14 agosto le critiche all’URSS di Stalin furono bandite dalla stampa.
La battaglia di Belchite, nonostante la conquista della città, costituì, come nei casi di La Granja, Huesca o Brunete, un nuovo fallimento e un enorme dispendio di vite umane; fu una tragedia ancora più grande perché, parallelamente, le battaglie che si svolgevano al Nord si conclusero con la caduta di Santander nelle mani dei fascisti.

I Fronti dell’Aragona e del Levante mentre l’infiltrazione dello stalinismo nello Stato diventava egemonica

Dall’autunno del 1937, fino alla prima parte del 1938, le Brigate Internazionali furono costrette ad incorporare nel loro seno tre battaglioni spagnoli per coprire le perdite e le diserzioni subite. Le sconfitte dell’esercito del Fronte Popolare negli ultimi mesi erano maturate parallelamente al peso crescente degli stalinisti negli apparati statali. Ogni brigata e ogni battaglione avevano giornali con i quali diffondevano l’ideologia dei commissari di Stalin in tutte le unità. C’erano diversi organi di informazione controllati da commissari politici, come, ad esempio, Notre Combat, Our Fight, Vers la Liberte, The Volunteer for Liberty, ecc., e in tutti era evidente una sottomissione servile ai dettami del Comintern e del PCE. Questi giornali appoggiavano i processi di Mosca e le purghe contro il trotskismo, lodavano ed esaltavano costantemente il PCE mentre le altre forze di sinistra venivano criticate. Inoltre, in tutti gli accampamenti degli interbrigatisti era vietata tutta la stampa di partito eccetto quella del PCE.

Ad aprile, durante la ritirata nell’Aragona, si moltiplicavano le diserzioni e i casi di interbrigatisti che lamentavano il sequestro dei propri passaporti da parte dei comandanti. Quando protestavano, venivano sottoposti a processi di guerra, condanne ed esecuzioni. Sul fronte aragonese furono fucilati 25 volontari americani che chiedevano di tornare nel loro Paese. Un rapporto top secret di Wilhelm Zeisser diceva che al 30 aprile 1938 c’erano 5.740 disertori, imprigionati e giustiziati su un totale di 31.369 membri elle Brigate, di cui 15.992 disponibili, 5.062 feriti che erano stati rimandati a casa e 4.575 fra morti e dispersi. Degno di menzione è l’omicidio dell’addetto diplomatico belga Jazques de Borchgrave, assassinato dalla NKVD per aver tentato di soddisfare, per proteggerli, i desideri di rimpatrio dei suoi connazionali arruolati con l’inganno nelle Brigate internazionali. In segno di protesta contro il sequestro dei passaporti da parte dei capi stalinisti delle Brigate Internazionali, diversi interbrigatisti misero in atto lo sciopero della fame.

Il numero degli interbrigatisti era diminuito del 40% e la possibilità di nuovi volontari in arrivo dall’estero era ormai praticamente nulla. In un numero crescente di località c’erano più spagnoli che internazionali nelle Brigate.
Nel processo di infiltrazione dei servizi segreti stalinisti con la polizia politica, la NKVD, i loro consiglieri e poliziotti nello Stato avevano svolto un ruolo di primo piano le Brigate Internazionali, quindi il PCE controllava i gangli dello Stato repubblicano. Sottoposto alla NKVD era il DEDIDE (Dipartimento Speciale dell’Informazione di Stato), la polizia politica istituita dal Ministero dell’Interno, che era, senza dissimulazioni, un organismo repressivo ufficiale la cui funzione era la repressione dei “gruppi sovversivi di sinistra”. Il controllo stalinista venne ulteriormente incrementato con l’assorbimento del DEDIDE da parte del SIM (Servizio di Informazione Militare). Il SIM non si limitava alla sua specifica sfera di investigazione militare, ma diventò la polizia politica più temibile, imponendo il terrore sia nei fronti sui quali erano impegnate le truppe del Fronte Popolare e delle Brigate Internazionali sia nelle retrovie, commettendo numerosi assassinii politici.
Questo processo era il risultato del carattere controrivoluzionario borghese del PCE e della politica internazionale di Stalin nella guerra civile che, contando su settori spaventati dalla rivoluzione, erano ormai riusciti a prendere il controllo delle istituzioni repubblicane, mettendole al servizio di una restaurazione capitalista contro la rivoluzione del 19 luglio, e a reprimere i rivoluzionari. Per questo gli stalinisti usarono il terrore repressivo contro i rivoluzionari. Era sempre più chiaro che Stalin aveva pugnalato alle spalle l’avanguardia rivoluzionaria nella Guerra Civile e che le Brigate Internazionali erano lo strumento di ricatto usato da Stalin per aumentare la sua influenza nel governo repubblicano e per imporgli la sua politica.

La repentina ritirata delle Brigate Internazionali durante le battaglia dell’Ebro

Nell’estate del 1938 l’Esercito Popolare e le Brigate Internazionali attraversarono l’Ebro e iniziò la più lunga battaglia della guerra, l’ultimo importante intervento delle Brigate Internazionali nella Guerra Civile.
Dopo la caduta di Indalecio Prieto, legata al peso crescente dello stalinismo del PCE nel governo del Fronte Popolare, Juan Negrín assunse anche la guida del ministero della Difesa. A quel punto della guerra, i volontari stranieri erano già una netta minoranza all’interno delle Brigate Internazionali, ad esempio: nel Battaglione Lincoln i soldati erano spagnoli per il 75%.
Nell’estate del 1938, mentre il Fronte Popolare affrontava la Battaglia dell’Ebro, Stalin decise di abbandonare gradualmente la Repubblica del Fronte Popolare. Il primo passo sarebbe stato il ritiro delle Brigate Internazionali, decisione presa mesi prima e attuata in piena guerra in modo che sembrasse una scelta improvvisa. Il 23 settembre fu l’ultimo giorno in cui gli interbrigatisti combatterono nella battaglia dell’Ebro; le Brigate internazionali furono ritirate da Stalin nel momento più inopportuno. In quel momento nelle Brigate c’erano solo 8.422 membri di origine straniera, così ripartiti: 513 soldati dell’XI Brigata Internazionale, 493 della XII Brigata Internazionale, 660 della XIII Brigata Internazionale, 838 della XIV Brigata Internazionale, 478 della XV Brigata Internazionale, 1.249 della CXXIX Brigata Internazionale, 612 della Brigata Internazionale DL, 2.851 ricoverati e 728 in via di guarigione. Va notato che sebbene, come abbiamo detto, fu raggiunto il numero di 40.000 volontari internazionali, non si andò mai oltre i 20.000 uomini presenti in un dato momento durante la guerra. Almeno 15.000 membri delle brigate morirono, o in combattimento o a causa della repressione interna contro il “deviazionismo”, oppure scomparvero.

Le Brigate, come abbiamo sostenuto in tutto il testo, sono state uno degli strumenti di Stalin per realizzare la sua politica di dominio sul governo del fronte popolare spagnolo al servizio dei suoi interessi internazionali. In questo senso, la ritirata era legata all’esistenza di contatti segreti intercorsi durante la guerra civile tra nazisti e stalinisti per un accordo. Ciò portò al ritiro delle Brigate Internazionali insieme alla pressione su Negrín per attirare il Regno Unito e la Francia. Era necessario fingere che la Repubblica del Fronte Popolare non fosse controllata da Stalin.
Pertanto, la strategia di ritirata e di abbandono del sostegno alla Repubblica da parte di Stalin era motivata dalla ricerca di un patto nazistalinista che sarebbe culminato nel settembre 1939 e anche dalla convenienza di Negrín di non essere considerato un servo di Stalin, cosa che in effetti era. Gli sforzi diplomatici non erano stati fatti solo da Mosca, lo stesso Negrin si era recato in Svizzera per incontrare segretamente il duca d’Alba con l’intenzione di raggiungere una pace negoziata. Il 9 settembre Negrin si incontrò addirittura a Zurigo con un emissario di Hitler per testare la possibilità di porre fine alle ostilità.

Il ritiro dallo Stato spagnolo dei volontari delle Brigate Internazionali rappresentò un gesto importante di Stalin sia verso Hitler che verso la Francia e il Regno Unito; inoltre, era poco costoso e molto appariscente dal punto di vista della propaganda. Da parte di Negrín si trattava di attestare la buona volontà del governo del Fronte Popolare, perdendo in cambio un numero molto piccolo di combattenti.
Tuttavia, Negrin non prese le distanze da Stalin. In realtà, a quel tempo aveva già raggiunto un accordo con gli agenti di Stalin per modificare il regime del Fronte Popolare nel senso che il PCE diventava praticamente l’unico partito. Attraverso questo accordo si stabilì di fatto una dittatura totalitaria nella repubblica borghese del Fronte Popolare.

Le Brigate Internazionali come appendice dello Stato di Polizia stalinista: Le centrali di polizia politica del castello di Castelldefels e di Horta

La crescente infiltrazione e il dominio stalinista nel governo Negrín avevano fatto sì che gli stalinisti del PCE riuscissero in pochi mesi a prendere il controllo politico delle istituzioni repubblicane a scapito delle forze della sinistra che avevano avuto l’egemonia fino all’inizio della guerra, anarchici, socialisti e repubblicani. Dietro la facciata delle istituzioni democratiche, una volta sconfitta e repressa la Rivoluzione, gli stalinisti trasformarono la Repubblica borghese del fronte popolare della guerra civile in uno Stato di polizia, diretto praticamente da un unico partito totalitario, il PCE.
Come abbiamo precedentemente sottolineato, l’azione stalinista arrivò al punto che il Servizio Investigativo Militare, l’Esercito e la polizia erano nelle mani del PCE e dei tecnici e consiglieri della NKVD inviati da Stalin dall’URSS. Nelle carceri della zona repubblicana c’erano più rivoluzionari che fascisti. A ciò contribuì l’attività della polizia politica non ufficiale degli stalinisti.
Il governo Negrin-Stalin promosse una repressione atroce. Oltre agli omicidi dei rivoluzionari, sottopose il POUM a un processo giudiziario per renderlo illegale simile a quelli che Stalin stava portando avanti a Mosca in quegli anni contro la vecchia guardia bolscevica che aveva compiuto la rivoluzione dell’Ottobre 1917. Così come nell’Urss di Stalin si procedeva all’annientamento della vecchia guardia bolscevica, nella Repubblica del Fronte Popolare Negrin-Stalin furono assassinati leader internazionali come il poumista Kurt Landau, l’anarchico Bernini e i trotskisti Moulin ed Erwin Wolf. Per quanto riguarda i volontari stranieri non stalinisti, ricordiamo che quasi fucilarono Mika Etchebéhère, trotskista, capitana delle milizie del POUM. Nell’aprile del 1937 fu arrestata a Madrid, inviata in una sede della polizia politica e grazie agli sforzi di Cipriano Mera fu liberata, ma le fu proibito di tornare al fronte.

Le Brigate Internazionali avevano una centrale di polizia politica nel Castello di Castelldefels, imponente megaprigione disciplinare per interbrigatisti ribelli, dal marzo 1938. Sempre a Barcellona, le Brigate avevano un altro luogo di detenzione presso la base di Horta, una centrale di polizia dove, oltre agli interbrigatisti venivano rinchiusi anche numerosi miliziani stranieri che avevano prestato servizio nelle milizie del POUM o della CNT o avevano partecipato alle giornate del maggio 1937.
Il regime poliziesco al castello di Castelldefels fu straordinariamente duro sotto i comandanti Ćopić e Lantez. Lì erano comuni i maltrattamenti, le torture, le morti sotto custodia, così come le esecuzioni senza processo. Vi furono imprigionati 500 membri delle Brigate Internazionali e 50 di loro furono fucilati. Esempi di prigionieri politici a Castelldefels furono il tedesco Bernhard Rosner e lo scozzese Alex Marcowitch, accusati di essere trotskisti. Nella centrale di polizia politica di Horta furono giustiziati 50 interbrigatisti e altri 100 furono inviati a Castelldefels.

Tale fu la repressione contro i membri delle Brigate Internazionali che non si sottomettevano ai dettami di Stalin che molti in seguito si pentirono e raccontarono questi eccessi nelle opere scritte dopo la Guerra Civile. Ad esempio, il già citato Sandor Voros, commissario politico della XV Brigata, una volta pentitosi disse: “Si sta diffondendo il terrore nelle Brigate Internazionali. Il SIM effettua esecuzioni sommarie, nella maggior parte dei casi in segreto”; mentre l’italiano Carlo Penchienati, comandante del battaglione Garibaldi, disse che la polizia politica “stava operando a pieno regime”.

Dopo la guerra civile: interbrigatisti stalinisti alleati di Hitler (dopo il patto Molotov-Ribbentrop, 1939-41) e poi a disposizione degli Stati Uniti (dopo Pearl Harbor, 1941-45)

All’inizio della seconda guerra mondiale, gli interbrigatisti non combatterono Hitler perché alleato di Stalin, come spiegato in precedenza in questo testo, dopo il patto nazistalinista Molotov-Ribbentrop, con il quale si erano spartiti la Polonia. Hitler e Stalin agirono in pratica come alleati e organizzarono persino una parata congiunta nazista-stalinista a Brest-Litovsk, il 22 settembre 1939, per celebrare le rispettive occupazioni della Polonia. Nel febbraio 1940, La Pasionaria, Dolores Ibarruri, difese l’invasione nazi-sovietica della Polonia sulla stampa del PCE in esilio “Spagna Popolare”, dove si discolpava Hitler. Ma quel patto era più di un accordo di non aggressione e una ripartizione della Polonia. La Gestapo e l’NKVD, tennero diverse riunioni congiunte tra il 1939 e il 1940 per condividere informazioni, con particolare attenzione alla liquidazione della resistenza polacca. Nell’ambito di tale collaborazione, l’NKVD consegnò alla Gestapo circa 4.000 ebrei e comunisti tedeschi che si erano rifugiati in URSS. Stalin non sollevò obiezioni alla costruzione da parte dei nazisti del campo di sterminio di Auschwitz I che fu costruito nel maggio 1940 nel bel mezzo dell’alleanza nazi-stalinista (i primi imprigionati in esso furono 728 prigionieri politici polacchi). Inoltre, a febbraio del 1940 Hitler e Stalin firmarono un accordo commerciale con il quale i nazisti ricevettero da Stalin 1,6 milioni di tonnellate di grano, 900.000 tonnellate di petrolio, 500.000 tonnellate di minerale di ferro e altre grandi quantità di materie prime, materiale essenziale per fabbricare armi e uniformi, nutrire le loro truppe e rifornire di combustibile i loro carri armati e aerei. Hitler non sarebbe stato in grado di sostenere i suoi eserciti se non fosse stato per questo aiuto di Stalin che ha anche alimentato la macchina repressiva dei nazisti nella Polonia occupata dai tedeschi.

Nella loro politica di obbedienza ai dettami di Stalin, gli interbrigatisti si opposero a Francia e Regno Unito nei primi due anni della seconda guerra mondiale e criticarono duramente gli aiuti che il presidente Roosevelt diede al Regno Unito prima dell’estate del 1941. Il PCE in esilio impeditì a persone della sua base di unirsi alla resistenza contro i nazisti e il PCF si oppose allo sforzo bellico francese contro l’invasione tedesca del loro Paese. Non lo fecero per una politica di “disfattismo rivoluzionario” contro una guerra tra contendenti imperialisti, ma per cercare in seguito di raggiungere accordi segreti con gli occupanti.
Solo quando Hitler invase l’URSS mutò l’atteggiamento degli interbrigatisti dei partiti stalinisti, iniziando a combattere i nazisti e reclamando l’intervento dei diversi Stati in cui vivevano. Fino a quel momento avevano collaborato apertamente con il fascismo che sostenevano di aver combattuto nello Stato spagnolo. Non spararono un colpo in nessun Paese, non scrissero una parola per combattere i nazisti mentre Hitler rispettava il patto nazi-stalinista.

La maggior parte degli ex interbrigatisti che non erano stati repressi per deviazionismo rimasero fedeli al Comintern. Rimasero agli ordini di Stalin, sebbene ciò comportasse la difesa di ciò contro cui avevano combattuto nello Stato spagnolo. Sebbene negli ambienti stalinisti questo orientamento di non parlare contro Hitler fosse una realtà dalla metà del 1938, dobbiamo ricordare che fu solo il 23 agosto 1939 che il mondo assistette sorpreso alla firma di un patto tra Hitler e Stalin, il patto Molotov-Ribbentrop.
Le discussioni sul Patto erano iniziate un anno prima della fine della guerra civile spagnola e ciò spiega l’interesse dell’URSS a prolungare il conflitto dal 1936 alla metà del 1938, ma non a fornire le armi di qualità necessarie che avrebbero consentito al governo del Fronte popolare di vincere la guerra. E spiega anche l’abbandono della causa frontepopulista repubblicana da parte di Stalin a partire dalla metà del 1938 e dal 1939, con la cessazione della consegna delle armi e il ritiro delle Brigate Internazionali.

Lo Stato spagnolo era diventato una risorsa e una moneta di scambio di Stalin per negoziare meglio con Hitler, specialmente dopo la conferenza di Monaco. L’abbandono del messaggio contro il fascismo e il nazismo, lo stesso che aveva portato a combattere nello Stato spagnolo gli interbrigatisti, avrebbe significato per Stalin conquiste territoriali, la prima delle quali fu l’annessione di parte della Polonia, che era stata divisa con i nazisti.
Stalin e il silenzio degli interbrigatisti, del Comintern e del PCE furono i responsabili in buona misura dell’inizio della seconda guerra mondiale perché Hitler aveva cessato di essere il paradigma del male per diventare un alleato dello stalinismo. Perciò con le spalle coperte all’Est, Hitler, il nuovo amico di Stalin, non esitò ad invadere la Polonia il 1° settembre 1939, dando inizio alla seconda guerra mondiale.
Questa vile congiuntura, che lo stalinismo nel corso dei decenni ha offuscato nella sua versione della storia della seconda guerra mondiale, durò, senza che Stalin desiderasse che si rompesse, fino al 22 giugno 1941, quando Hitler ruppe il patto con Stalin e invase l’URSS. E, ora sì, gli interbrigatisti, come il resto dello stalinismo mondiale, iniziarono una chiara denuncia del nazismo e una politica volta a far entrare in guerra gli Stati Uniti dalla parte dell’URSS, cosa che avvenne il 7 dicembre 1941 con il bombardamento giapponese della base statunitense di Pearl Harbor. Immediatamente gli interbrigatisti del battaglione statunitense Lincoln si misero a disposizione del presidente degli Stati Uniti per essere utilizzati “come il governo ritiene meglio”.

Ma cinicamente lo stalinismo ha fatto si che passasse alla storia solo la foto dell’Esercito Rosso che pianta la bandiera rossa dell’URSS sul Reichstag di Berlino (merito della classe operaia sovietica piuttosto che di Stalin) omettendo il vergognoso patto nazi-stalinista (merito di Stalin e Molotov e non della classe operaia sovietica) che si prolungò per i primi due anni della seconda guerra mondiale. Costituisce anche una flagrante vergogna che lo stalinismo abbia cancellato dalla storia che l’Esercito Rosso aveva la possibilità di recuperare l’intera Europa raggiungendo le isole britanniche o la penisola iberica. Ma questo non accadde perché Stalin decise che l’Esercito Rosso si sarebbe fermato a Berlino perché già si stava pianificando con le potenze capitaliste (USA, Francia e Regno Unito) la spartizione dell’Europa, lasciando loro la metà occidentale, per la quale Stalin e i partiti stalinisti tradirono tutte le rivoluzioni e le lotte partigiane dalla Grecia alla Francia.
Ancora una volta Stalin usò i partiti “comunisti” per soffocare le rivoluzioni nei paesi capitalisti e per dare chiari segnali alla Francia e al Regno Unito che i partiti stalinisti erano i più grandi difensori della convivenza pacifica con la democrazia borghese. Nella guerra civile spagnola Stalin se l’era cavata, aveva soddisfatto gli interessi controrivoluzionari internazionali del capitalismo contro la rivoluzione operaia ponendo fine alla rivoluzione e ricostruendo i pezzi dello stato borghese repubblicano e ora dopo la seconda guerra mondiale fece lo stesso, tradendo le rivoluzioni in Europa occidentale per dare prova di buona volontà ai paesi capitalisti. Questa fu una costante dopo i Patti di Yalta e Potsdam, in tutto il mondo anche durante i decenni successivi fino a che lo stalinismo finalmente consegnò tutti gli stati operai nel 1989 a Wall Street e al capitalismo mondiale. Nello stato spagnolo Stalin aprì le porte a Franco e nel resto dei paesi capitalisti per decenni aprì le porte a Truman, Churchill e compagnia nel 1945 e così via fino a Reagan e Thatcher nel 1989.


Non tutti gli interbrigatisti furono fedeli a Stalin nel dopoguerra civile spagnola. Molti di coloro che sono sopravvissuti alla guerra di Spagna senza esserlo e che in seguito hanno espresso qualche sfumatura contro la politica di Stalin saranno assassinati dai servizi segreti dell’NKVD. Altri comandanti interbrigatisti spariranno nelle purghe scatenate da Stalin. Già nel 1937, Goriev, Berzin o Rosenberg, l’ambasciatore sovietico, scomparvero, nonostante fossero stati tutti personaggi principali nel compito di soggiogare la Repubblica spagnola agli interessi di Stalin. Nel 1938 fu la volta del generale Kleber, di Koltsov, di Copie e Gal. Ai loro nomi si unirono quelli di Antonov-Ovseyenko, il console sovietico, Slutsky, Gaykiss, Yaborov, Stashevsky, Grissen, Chaponov e molti altri. Nel 1941 scomparvero Schmushkievich, il famoso generale Douglas, Proskurov e Schacht. Roma non pagò i traditori.
I pochi che furono volontari nelle Brigate Internazionali e mantennero posizioni vicine all’essere considerate rivoluzionarie furono fucilati durante la Guerra Civile, come è stato riportato in questo testo. I rivoluzionari trotskisti non si arruolarono nelle Brigate Internazionali, come abbiamo già detto, ma nelle milizie del POUM o della CNT. In altre parole, non possiamo citare qualcuno analogo a Ignace Reiss, l’alto comandante militare di Stalin che trasse lezioni rivoluzionarie e divenne trotskista in URSS. Al contrario, ci sono esempi analoghi a quello del burocrate stalinista Fëdor Butenko passato al fascismo. L’effetto dello stalinismo fu così distruttivo che tra gli interbrigatisti vi furono convertiti al fascismo, per esempio Nick Gillain non si unì alla Resistenza dal 1941 contro Hitler, ma combatté addirittura come volontario nella Legione Vallonia, il gruppo di volontari fascisti che combatterono al fianco di Hitler contro l’URSS. Un altro esempio fu Marcel Gitton, segretario del PCF, che ruppe con lo stalinismo nel 1939 per allearsi con la destra di Doriot. E, un ultimo esempio, Ferdinand Vicent, della XIV Brigata Internazionale, che iniziò a collaborare con i nazisti nel 1942.

Stalin ricompensò i traditori: interbrigatisti nei governi e nelle polizie dopo la guerra civile e la seconda guerra mondiale

Dopo la guerra civile e la seconda guerra mondiale, quando si impiantarono i regimi stalinisti nell’Europa orientale, gli ex interbrigatisti entrarono a far parte dei governi e dei loro apparati di repressione. In Occidente, gli ex interbrigatisti svolsero compiti al servizio di Stalin relativi allo spionaggio stalinista. Alcuni esempi di questi ex interbrigatisti nei regimi stalinisti furono in Albania e Jugoslavia, Enver Hoxha e Tito che furono dittatori a vita. Nella DDR Walter Ulbricht fu Capo di Stato. In Cecoslovacchia, Klement Gottwald fu ministro. In Ungheria, il primo governo includeva Rakosi e il vile Enro Gero, che sarà responsabile del massacro durante la rivoluzione politica di Budapest nel 1956. In Polonia, il generale Walter, con il suo vero nome Swierzewski, fu il ministro della Difesa. Per quanto riguarda la partecipazione dei membri interbrigatisti agli organi repressivi dello Stato, fu molto frequente. In alcuni paesi come la DDR, i servizi di spionaggio erano pieni di ex interbrigatisti, come Wilhelm Zaisser, primo direttore della Stasi, la temuta polizia politica tedesca. In Ungheria Otto Flatter (Ferenc Münnich), il cechista del carcere di Cambrils (Tarragona) che giustiziò 83 prigionieri belgi come capo dell’XI Brigata Internazionale, divenne ministro degli Interni.
Questi dati sono molto significativi, il fervente stalinismo di questi dirigenti era legato anche alla loro mano dura adatta a ricoprire questi incarichi politici e polizieschi dopo la seconda guerra mondiale. Non si può non citare Tito, il presidente della Jugoslavia che nella guerra civile fu uno stalinista estremista, il quale assicurò che durante la sua parteciapazione alla guerra civile spagnola, “uccise più comunisti dell’intero esercito franchista”. Di certo, tra le sue vittime c’è Blagoje Parovic, membro del Comitato Centrale del Partito “Comunista” di Jugoslavia e commissario della XIII Brigata, fucilato per ordine di Tito, il 6 luglio 1937 durante la battaglia di Villanueva de la Cañada (Madrid).

Per Stalin la guerra civile spagnola fu ovviamente un banco di prova contro la Rivoluzione e gli portò grandi benefici, nonostante la sconfitta della Repubblica capitalista del Fronte Popolare Spagnolo. L’allora ufficiale russo Pavel Sudoplatov e in seguito direttore dell’amministrazione per i compiti speciali del KGB si espresse in questo modo: “Inviammo i nostri giovani e inesperti agenti dell’intelligence così come i nostri esperti istruttori. La Spagna si è rivelata la scuola d’infanzia per le nostre future operazioni di intelligence. Le nostre successive iniziative di intelligence hanno attinto tutte dai contatti stabiliti e dalle lezioni apprese in Spagna. I repubblicani spagnoli persero, ma gli uomini e le donne di Stalin vinsero. Quando la guerra civile spagnola finì, non c’era posto al mondo per Trotsky”.
Sebbene i dati storici sul carattere controrivoluzionario delle Brigate Internazionali di Stalin siano inconfutabili, il loro mito ha resistito e continua ad essere utilizzato a fini propagandistici dalle sinistre riformiste contro la Rivoluzione. Stalin usò il sangue versato di volontari di tutto il mondo il cui proposito era sconfiggere Franco per i suoi interessi internazionali controrivoluzionari. Si continua a nascondere che le Brigate Internazionali sono state uno strumento in più di Stalin e del PCE contro la Rivoluzione che sconfissero, il che aprì le porte al fascismo di Franco.

traduzione di Mauro Buccheri e Giovanni “Ivan” Alberotanza dall’originale spagnolo

ALLEGATO: Brigate, nomi dei loro Battaglioni, provenienza e data della loro formazione

Ci furono sette brigate internazionali, chiamate XI, XII, XIII, XIV, XV, 129ª e 150ª. Ogni brigata si divideva a sua volta in battaglioni. Questi battaglioni ricevettero i seguenti nomi:

XI BRIGATA (formata il 22 ottobre del 1936)

1° Battaglione “Edgar André”. Tedeschi.

2º Battaglione “Comune di Parigi”. Francesi e belgi. Trasferiti in seguito alla XIV.

3° Battaglione “Dabrowski”. Polacchi, ungheresi, yugoslavi, paraguaiani. Trasferiti in seguito alle Brigate XII, XIII e 150.

4º Battaglione “Garibaldi”. Italiani. Trasferiti più tardi alla XII.

XII BRIGATA (formata il 1° novembre del 1936)

1° Battaglione “Thaelmann”. Tedeschi. Trasferito in seguito alla XI.

2º Battaglione “Garibaldi”. Italiani.

3er Battaglione “André Marty”. Francesi e belgi. Trasferito in seguito alla 150, XII e XIV.

XIII BRIGATA (formata il 1° dicembre del 1936)

1° Battaglione “Louise Michel”. Francesi e belgi. Trasferito in seguito alla XIV.

2º Battaglione “Chapáyev”. De distintos países balcánicos. Trasferito in seguito alla 129.

3° Battaglione “Henri Vuillemin”. Francesi e belgi. Trasferito in seguito alla XIV.

4º Battaglione “Mickiewicz Palafox”. Polacchi.

XIV BRIGATA (formata il 1° dicembre del 1936)

1° Battaglione “Noves Nacions”. Trasferito in seguito al “Comune di Parigi”.

2º Battaglione “Domingo Germinal”. Portoghesi.

3° Battaglione “Henri Barbusse”. Francesi.

4º Battaglione “Pierre Brachet”. Francesi.

Battaglione Vaillant-Couturier.

XV BRIGATA (formata il 31 gennaio del 1937)

1° Battaglione “Dimitrov”. Yugoslavi e bulgari. Trasferiti in seguito alla 150 e dopo alla XIII.

2º Battaglione Britannico.

3° Battaglione “Lincoln”, “Washington”, “Mackenzie-Papineau”. Statunitensi, canadesi, cubani e argentini. A questo battaglione si unì la Colonna Connolly formata da un ridotto gruppo di irlandesi.

4º Battaglione “6 di febbraio”. Francesi. Trasferiti in seguito alla Brigata XIV.

5º Corpo di Volontari “Benito Juárez García” e “Pancho Villa”. Messicani.

129º BRIGATA (formata il 28 aprile del 1937)

1° Battaglione “Dimitrov”. Da diversi paesi balcanici.

2º Battaglione “Djakovic”. Yugoslavi e bulgari.

3° Battaglione “Masaryk”. Cecoslovacchi.

150º BRIGATA (Formata a giugno del 1937)

1° Battaglione “Rakosi”. Ungheresi.

Note di traduzione

(*) polizia politica, agenzia di spionaggio e controspionaggio fondata nei primi mesi successivi alla rivoluzione d’ottobre per combattere i tentativi controrivoluzionari, subì la degenerazione stalinista che la portò a diventare prima NKVD e successivamente KGB. Tradotto successivamente nel testo con polizia politica. Nell’originale spagnolo è inteso in senso generale sia come polizia politica in quanto istituzione, sia con i luoghi fisici amministrativi e di detenzione della stessa.