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Cosa succede ora in Bielorussia – 3

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La terza settimana di proteste sta volgendo al termine. Con l’economia del Paese che inizia a sgretolarsi, assistiamo alla crescente presenza di polizia nelle strade e alle continue pressioni esercitate sui collettivi di lavoratori.

La settimana era iniziata con il regime che guadagnava terreno e raddoppiava la repressione degli attivisti degli scioperi. Più persone vengono arrestate quando lasciano le loro imprese dopo l’orario di lavoro. I manifestanti hanno continuato a manifestare ogni giorno, tuttavia, senza una chiara guida del Consiglio di coordinamento (che, come siamo propensi a ricordare, è ancora visto da molti come inefficace e settario) il movimento per spodestare Lukashenko è a corto di vapore.

Le autorità avevano avviato quella che poteva essere definita solo come una “caccia alle streghe”. Mentre la situazione nel Paese passa da calda a tiepida, il governo di Lukashenko usa il momento per licenziare direttori e altri capi di amministrazione di imprese pubbliche che si sono espressi apertamente contro la violenza della polizia e le falsificazioni. Uno dei casi più infami è stato il licenziamento di Alexander Mrochek il 26 agosto, un rinomato chirurgo e capo del Centro Cardiologico della Repubblica, dove era direttore dal 2007. I medici in Bielorussia hanno espresso disgusto per la brutalità della polizia e hanno continuato a manifestare per buona parte delle ultime tre settimane. Poiché Mrochek non ha fatto nulla per impedire ai suoi colleghi di protestare contro le azioni del regime, è stato licenziato per dare l’esempio a tutti i funzionari pubblici ancora indecisi. I medici sono poi scesi in piazza dopo l’orario di lavoro per mostrare solidarietà al direttore licenziato.

Durante questa settimana è iniziata un’altra campagna per revocare i deputati eletti nel Parlamento. Gli attivisti coinvolti stanno subendo pressioni da parte delle autorità e c’è almeno una segnalazione di attivisti arrestati.

In risposta alle repressioni, sempre più lavoratori stanno usufruendo di un congedo temporaneo non retribuito. La situazione è ancora calda nelle miniere di potassio di Soligorsk, dove le autorità arrestano i leader dei comitati di sciopero. Abbiamo segnalazioni di molti lavoratori che hanno adottato la strategia del work-to-rule (lavorare seguendo pedissequamente i regolamenti per rallentare la produzione, ndt) in assenza di qualsiasi possibilità di formare legalmente comitati di sciopero. Ora sembra che la parte liberale e nazionalista dei manifestanti abbia rinunciato a sostenere i lavoratori poiché non sono diventati un ariete per il quartier generale unito e il Consiglio di coordinamento (dell’opposizione liberale, ndt).

Nel frattempo, la crescente insicurezza di Lukashenko ha portato l’esercito nelle strade a diventare quasi la norma durante le grandi manifestazioni. Il tintinnio di sciabole e le accuse di Lukashenko alla NATO di essere pronta ad annettere la regione di Grodno sono allo stesso tempo preoccupanti e un comune motivo di ironia.

Tuttavia, le cose non sono così comiche mentre l’economia del Paese sta precipitando. La Bielorussia ha già mostrato segni di recessione in arrivo prima della pandemia di COVID-19 e la situazione è stata aggravata da essa. L’UE, essendo il principale partner commerciale della Bielorussia dopo la Russia, sta chiarendo che verranno imposte sanzioni quando le istituzioni finanziarie internazionali si ritireranno dal mercato bielorusso di obbligazioni e prestiti. La Russia, che sta vivendo le sue proprie turbolenze economiche, sembra essere riluttante a fornire un sostegno sostanziale al regime. Il rublo bielorusso sta perdendo valore poiché la popolazione, ben consapevole di ciò che sta per accadere, ritira i risparmi e acquista valute estere (per un confronto, circa la metà della somma complessiva di dollari USA acquistata da gennaio a luglio, è stata acquistata nel solo mese di agosto). Le banche iniziano a chiudere i programmi di prestito poiché il numero di casi di COVID-19 è di nuovo in aumento. Molte aziende informatiche stanno trasferendo il proprio personale, mentre altri professionisti stanno valutando la possibilità di lasciare il Paese.

Un altro punto importante è che l’anno accademico sta per iniziare. Lukashenko aveva minacciato gli studenti maschi che sarebbero stati arruolati nell’esercito in caso di proteste nelle università. Sebbene la minaccia sia ovviamente sospesa, le repressioni nella comunità accademica proseguiranno sicuramente.

Nonostante agosto volga al termine, i giorni di canicola sembrano essere solo all’inizio. Crisi economica, continue repressioni, successiva “fuga di cervelli” e mancanza di un coordinamento effettivo da parte dei “leader” delle proteste salvo proclami senza speranza, così come la mancanza di una vera legittimazione delle autorità tra la maggioranza della popolazione, è in questo modo che la Bielorussia entra nell’ultimo trimestre del 2020. La sinistra è ancora piccola, tuttavia, nonostante la repressione degli scioperi e tutte le incertezze, continueremo a raccogliere sostenitori e a organizzare le persone per la lotta futura. Che, a quanto pare, è proprio dietro l’angolo.

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