Pratichiamo la solidarietà e l’unità con i lavoratori in lotta

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Il Re è nudo: padroni e Stato tra repressione, violenze, ricatti, intimidazioni e vendette

Riproduciamo il volantino che il CLA (Coordinamento Lavoratori/lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe) distribuirà questo pomeriggio a PRATO

qui il pdf

Anche oggi siamo qui a dare il nostro sostegno e la nostra più sentita solidarietà agli operai Texprint e agli/alle attivisti/e sindacali Si Cobas in lotta da tre mesi per il riconoscimento di “elementari” diritti previsti dal ccnl e il rispetto delle 40 ore di lavoro settimanali.

A Prato (come in molti altri luoghi) il lavoro fa rima con sfruttamento, ricatto, precarietà e mancanza di sicurezza: a tutto ciò molti lavoratori e lavoratrici non intendono più sottostare e negli ultimi anni hanno dato vita a coraggiose e determinate vertenze capaci di strappare importanti risultati.

Ed è proprio questo che spinge ancora oggi, nonostante le mille difficoltà, gli operai Texprint a non mollare. Nulla hanno potuto le contestazioni disciplinari, la serrata, le contro-manifestazioni del padrone con al seguito i suoi crumiri e le recenti lettere di licenziamento recapitate ai 18 operai in sciopero. Come del resto nessuna paura hanno fatto lo Stato e i suoi uomini in divisa quando hanno sgomberato violentemente il presidio per far passare le merci, ferendo e mandando in ospedale 6 scioperanti.

Dobbiamo stringerci tutti/e intorno a operai e attivisti e sostenere la loro forza e volontà di non indietreggiare di fronte all’arroganza padronale e di Stato, consapevoli che è in corso uno scontro nel quale è l’intera classe lavoratrice ad essere coinvolta. Perché se domani si perde a Prato, perdiamo tutti e tutte.

Risulta dunque necessario rafforzare la solidarietà, andando oltre le divisioni e gli interessi di sigla e categoria: non dobbiamo dimenticare la repressione con la quale lo Stato ha attaccato gli operai Si Cobas alla Fedex Tnt di Piacenza solo un mese fa, prima caricando il picchetto e poi arrestando alcuni di loro, come non possiamo rimanere passivi di fronte alle perquisizioni e alle intimidazioni dello scorso febbraio contro i portuali del Calp e attivisti Usb di Genova accusati oggi di “associazione a delinquere”.

Di pochi giorni fa è invece la “vendetta” attraverso la quale la Cassazione, cancellando le aggravanti per la violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, ha condannato al pagamento di ben 80.000 euro (!) i sei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), nella sentenza per la strage ferroviaria di Viareggio del 2009 (32 vittime e feriti gravissimi).

Delegati condannati a pagare il loro impegno in prima persona per la ricerca della verità in una delle più grandi stragi sul lavoro in nome del profitto, nonostante le precedenti sentenze di primo e secondo grado avessero accertato le responsabilità sistemiche della tragedia. Un attacco frontale al mondo del lavoro che pretende di escludere dai processi i rappresentati dei lavoratori e delle lavoratrici, un messaggio minaccioso e intimidatorio volto a scoraggiare e ostacolare la lotta per la difesa della salute e della vita di tutti/e.
L’appello lanciato dai 6 Rls ha raccolto in pochi giorni moltissimi contributi: una solidarietà capace di dare una risposta all’altezza delle intimidazioni di chi vuole dividere e terrorizzare.

La sempre più evidente crisi strutturale del sistema, oggi aggravata dalla pandemia in corso, spinge Confindustria e padroni di ogni risma alla ricerca del profitto perso: per farlo hanno bisogno, da una parte, della massima libertà di aumentare lo sfruttamento, i ritmi e i carichi di lavoro e dall’altra della possibilità, se dovesse servire, di chiudere e delocalizzare, aumentando così disoccupazione e precarietà. Se tutto ciò dovesse spingere alla reazione organizzata e determinata dei lavoratori e delle lavoratrici, pronto sarà l’intervento dello Stato nelle qualità di finto “amico” e mediatore o nemico quale è, a seconda dei casi, con l’obiettivo di zittire le voci fuori dal coro, “pacificare” lo scontro o reprimere senza troppi indugi il dissenso.

Superare gli ostacoli divisivi derivanti dalla propria situazione particolare, andare oltre l’appartenenza a quella o quell’altra sigla sindacale, sostenere attivamente lavoratori e lavoratrici in lotta, sviluppare la massima solidarietà quando questi vengono immancabilmente colpiti dalla repressione, significa promuovere e favorire il processo di unità della classe e guadagnare terreno nei rapporti di forza con la controparte.

Compito all’ordine del giorno, per il quale sono necessari lo sforzo e l’impegno di tutt*

Coordinamento Lavoratori/lavoratrici Autoconvocati per l’unità della classe (CLA)
coordautoconvocat2019@gmail.com

Prato, 24 aprile ’21

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