L’Ucraina in guerra: sarà sovietica e indipendente o una colonia sotto tutela

Luglio 2022 – Anteprima della prossima pubblicazione della casa editrice Rudolph Klement di Nadia Briante, Eliza Funes e Carlos Munzer

Prologo

Questo lavoro viene alla luce in un momento in cui l’invasione dell’Ucraina si avvicina a cinque mesi dal suo inizio. Fiumi di inchiostro sono già stati scritti su di essa.

Un mese fa, al vertice di Davos*, Henry Kissinger – ex segretario di Stato dell’imperialismo statunitense durante l’invasione del Vietnam e altri oltraggi fatti dagli yankee sul pianeta – ha detto che era tempo di porre fine a questa guerra. Ha detto che l’Ucraina dovrebbe cedere il Donbass e il corridoio marittimo di Mariupol alla Russia.
Per Biden e l’establishment nordamericano, tuttavia, quel momento non è ancora arrivato. L’Ucraina deve essere ulteriormente distrutta, sottomessa e persino spartita durante la guerra. Il piano del governo yankee è che la Russia, sebbene riesca a conquistare una parte dell’Ucraina, ne risulti fortemente debilitata e accerchiata politicamente ed economicamente.
Gli USA, comandando la NATO, stanno consegnando l’Ucraina come pedina per entrare negli affari dell’Europa da cui erano stati emarginati dall’asse franco-tedesco, e per penetrare in profondità in Russia e detenere le sue fonti di materie prime e commodities. Questo è anche l’altro aspetto del carattere di questa guerra. Nel frattempo, gli yankee continuano ad aggiungere paesi alla NATO come Svezia e Finlandia.

Per gli USA, non si tratta solo dell’Ucraina o della “grande” Russia, ma anche di promuovere immediatamente un’enorme offensiva su tutte le ex repubbliche sovietiche. In queste nazioni, che sono diventate colonie o semi-colonie dirette, la restaurazione capitalista è già stata imposta decenni fa e l’imperialismo le ha saccheggiate. Lì Putin ha agito, come insisteremo in questo lavoro, come guardiano degli affari delle multinazionali e dei capitalisti. Questo ruolo lo gioco non solo in alcune delle ex repubbliche sovietiche dell’Eurasia, ma anche fondamentalmente all’interno della Russia, dove sono stati stabiliti enormi investimenti imperialisti in interi rami della produzione, come dimostreremo in quest’opera.

Prima dell’inizio dell’invasione russa, Biden aveva annunciato la sua intenzione di far aderire l’Ucraina alla NATO, mentre stava per essere aperto il gasdotto Nord Stream II, che arrivava direttamente dalla Russia alla Germania. Ciò avrebbe trasformato l’imperialismo tedesco e il suo partner francese nei grandi distributori di gas ed energia in tutta Europa. Questo è il motivo per cui questo gasdotto è stato costruito principalmente da società tedesche, di cui Putin e i suoi oligarchi erano soci minori, e il suo presidente era Schröder, ex cancelliere tedesco.
Gli USA non potevano permettere alla Germania di consolidare e fissare lo spazio vitale europeo che aveva conquistato dal 1989. Questo, se realizzato, l’avrebbe messa in una posizione privilegiata per arrivare a controllare, insieme alla Francia, le più importanti imprese nell’estrazione della ricchezza della Russia. Molto meno gli USA potrebbero permettere nel bel mezzo di una palude dell’economia mondiale paragonabile solo al crollo degli anni ’30. Nel bel mezzo di una tale crisi capitalista, le diverse potenze stanno combattendo per il mercato mondiale, che continua a ridursi, mentre i valori fittizi crescono esponenzialmente sotto il controllo dell’oligarchia finanziaria internazionale, senza alcun tipo di corrispondenza nelle merci.

Sulla questione ucraina si apre il sipario sulle acute dispute interimperialiste che si sono riaperte per i nuovi mercati emergenti di Russia e Cina a partire dall’89. Gli scontri tra l’asse franco-tedesco e l’imperialismo anglo-yankee per controllare questi mercati e le loro ricchezze si stavano già trasformando (sia con Obama che con Trump), in dispute aperte e durissime guerre commerciali e tariffarie.

È chiaro che le potenze che sono in ritardo nel mercato mondiale diventano o diventeranno sempre più aggressive. Questo, in definitiva, è ciò che stava accadendo con gli USA che si trovavano indeboliti dall’asse franco-tedesco nel loro cammino per Mosca e tutta l’Eurasia. Di fronte a questo, l’imperialismo yankee, in maniera aggressiva, ha raddoppiato la sua offensiva. Con la NATO ha messo piede in Europa e in Ucraina in particolare.

Finora, sulla questione dell’Ucraina, e a denti stretti, l’asse franco-tedesco sembrerebbe essersi subordinato agli USA tramite la NATO, mentre attende accovacciato la fine di questa guerra per definire nel “negoziato di pace” come sarà ubicato non solo nel suo rapporto con l’Ucraina e la Russia, ma nell’insieme dell’Europa. Ciò è fondamentale per Francia e Germania perché gli USA hanno ancora una volta siglato un patto con l’imperialismo inglese e hanno messo piede nell’Europa orientale, disciplinando l’UE alla NATO, a cui la maggior parte dei paesi europei ha già aderito.

È in queste condizioni che si svolge la guerra in Ucraina. Siamo di fronte a momenti preparatori di nuovi salti verso le conflagrazioni mondiali interimperialiste del futuro, se il proletariato non lo impedisce. La lotta per colonizzare la Russia e la Cina è e sarà il motore di esse.

Tuttavia, sostenere che la guerra in Ucraina oggi è l’inizio della Terza Guerra Mondiale è un errore.
Siamo di fronte a una guerra d’invasione di Putin e della Russia per detenere una parte della nazione ucraina, mentre gli yankee e la NATO, senza sparare un solo colpo direttamente, cercano di essere quelli che controllano la porzione maggiore della preda. Sono passati quasi cinque mesi di guerra e già si stanno tracciando a colpi di cannone i confini di una nuova Ucraina mille volte sottomessa e legata con doppie e triple catene.
Questa sarebbe una rara “guerra interimperialista” in cui la NATO e gli USA starebbero combattendo contro la Russia, quando all’Ucraina vengono dati solo missili che non vanno oltre gli 80 chilometri, un paio di droni e armi totalmente difensive per il duello di artiglieria. Cinque mesi di guerra e non uno scontro militare diretto tra Russia e NATO…

D’altra parte, le potenze imperialiste comprendono perfettamente che non hanno ancora né una base di massa né il sostegno della propria classe operaia per andare alle grandi conflagrazioni militari e mandare gli operai a uccidersi a vicenda come hanno fatto nella prima e nella seconda guerra mondiale.
Gli yankee vengono dal dover lasciare l’Afghanistan ed essere espulsi dall’Iraq, non solo a causa della resistenza delle masse irachene, ma perché la classe operaia americana, e anche quella dell’Europa e dei paesi membri della NATO, si sono rifiutati di andare a morire per gli affari delle loro borghesie imperialiste. Le mobilitazioni contro la guerra nello Stato spagnolo, così come la “marcia del milione” negli Stati Uniti dal 2008 al 2010, sono un esempio di ciò che diciamo qui.

Le porte della guerra interimperialista non sono ancora state aperte, anche se le attuali condizioni di crollo capitalista, di disputa tra le potenze imperialiste e di mille e uno tradimenti delle rivolte delle masse da parte delle loro direzioni, aprono tragicamente la strada in questa prospettiva.
Ma ci sono ancora molte lotte da condurre, non solo dall’imperialismo, ma anche dalla classe operaia mondiale contro i suoi governi e regimi. In definitiva, la strada verso la guerra sarà definita dalla lotta di classe e dai progressi o battute d’arresto della rivoluzione mondiale.
L’apertura della seconda guerra mondiale fu imposta con lo schiacciamento del proletariato tedesco per mano di Hitler e del fascismo, con la vittoria controrivoluzionaria di Franco, con la deviazione della rivoluzione francese del 1936-38 e con la sconfitta strategica che significò per la classe operaia mondiale l’emergere dello stalinismo nell’URSS, mentre il mondo semi-coloniale, già a metà degli anni ’30, era paralizzato e con profonde sconfitte. Questa è ben lungi dall’essere la situazione attuale.

Coloro che proclamano che la Terza Guerra Mondiale è già iniziata ingannano le masse sul carattere che avrà e sulle condizioni per il suo sviluppo. I governi dei Paesi centrali devono prima sconfiggere la propria classe operaia o cooptarne sezioni (come fece la Germania nella prima guerra mondiale con l’aristocrazia operaia del Partito socialdemocratico) per accompagnare le bande imperialiste nelle loro avventure di guerra.
Il riformismo separa la classe operaia – che è quella che combatte e muore in guerra – dalla sua comparsa, evoluzione e sviluppo. Sembrerebbe che per i liquidatori del marxismo la lotta di classe sia sospesa durante la guerra, quando sta solo diventando più acuta.
Per sbarrare la strada alla Terza Guerra Mondiale, il compito del momento è quello di raggruppare le fila dell’avanguardia operaia e rivoluzionaria internazionale per sbarazzarsi delle direzioni traditrici del proletariato che provocano enormi sconfitte o deviazioni dagli enormi processi rivoluzionari che le masse aprono con lotte eroiche.

La Terza Guerra Mondiale, se la classe operaia non la impedirà, sarà una guerra inter-imperialista per le zone di influenza e per la spartizione dei nuovi mercati di Russia e Cina, che le potenze imperialiste devono finire di ricolonizzare. Alcuni dei suoi primi atti potranno esprimersi, perché no, in guerre fratricide, guidate da diversi imperialismi. Cioè, guerre per interposta persona, in cui le diverse potenze combattono nei retrobottega per accaparrarsi questa o quella zona del pianeta per saccheggiarne le ricchezze o le fonti di materie prime.
Ma non ci sono dubbi sul fatto che la Terza Guerra Mondiale inizierà come la Seconda è finita, con bombe atomiche come a Hiroshima e Nagasaki e con grandi guerre di carattere anche continentale.

Ciò a cui stiamo assistendo oggi è lo sviluppo di aspre guerre commerciali, la chiusura dei mercati e delle frontiere doganali, e acute dispute inter-imperialiste, che portano inevitabilmente a guerre di invasione e per i mercati. Questo è il caso delle invasioni controrivoluzionarie che abbiamo visto e vediamo in Medio Oriente per le rotte petrolifere, quella che si sta sviluppando oggi in Ucraina, quella che è accaduta prima in Bielorussia, le guerre che si sono prodotte nel Caucaso, ecc. Questi sono solo alcuni esempi di come le potenze imperialiste e i loro agenti oggi dividono le nazioni oppresse.

Ciò che deve essere nascosto in mezzo a tante chiacchiere per vestire di seta il macellaio della “grande” Russia è che con la sanguinosa invasione dell’Ucraina, Putin cerca di mantenere lo status quo del suo ruolo di gendarme dell’imperialismo in tutta l’Eurasia.
Ma, come abbiamo visto, Kissinger, insieme a un settore imperialista dell’UE, ha detto al vertice di Davos: “fermiamo la guerra ora e consumiamo la spartizione dell’Ucraina”. Ciò di cui Kissinger avverte è che la NATO, con Biden al timone, corre il rischio di debilitare Putin in misura estrema prima che gli USA prendano il controllo diretto della maggior parte delle ex repubbliche sovietiche in cui la Russia è il gendarme degli affari di tutti i capitalisti. Il pericolo è che in queste dispute tra Mosca e la NATO, irrompa il movimento di massa come è successo in Kazakistan, ora in Armenia – dopo che Russia e Turchia hanno dato il Nagorno Karabakh all’Azerbaigian e alla British Petroleum – o nella stessa Bielorussia recentemente invasa da Putin, per entrare in Ucraina con le sue truppe. Queste fanno parte delle contraddizioni che l’imperialismo ha nella sua offensiva.

Tuttavia, per l’oligarchia finanziaria anglo-yankee il momento di andare avanti è ora. Il gasdotto Nord Stream II è già stato chiuso. Per ora, l’asse franco-tedesco accompagna la NATO. Ed è per questo che gli Stati Uniti e l’Inghilterra credono che sia tempo di fare di più e continuare a logorare Mosca, anche se ciò significa consegnarle una parte distrutta dell’Ucraina orientale.

In questo libro affermiamo anche che mentre la Russia cerca di annettere il Donbass come ha fatto ieri con la Crimea, gli USA insieme al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale e ai suoi soci nella City di Londra vogliono finire di succhiare, durante e dopo la guerra, ogni goccia del sangue e del sudore dei lavoratori e delle ricchezze della nazione ucraina. Lo fanno attraverso le loro transnazionali e con il FMI, la Banca Mondiale e gli Stati che impongono all’Ucraina un debito estero usuraio, anche con i crediti di guerra che gli concedono oggi, il che significa enormi profitti per le casse dei banchieri imperialisti, mentre cercano di esaurire la Russia in una corsa agli armamenti militari e accerchiare la sua economia.

L’attuale invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, che la NATO lascia correre al limite del Donbass, mira anche a schiacciare la classe operaia ucraina. Questa è la condizione per finire di dividere e colonizzare quella nazione. Lo hanno fatto in Siria, per poi saccheggiare tutte le sue ricchezze.
In Ucraina, la NATO lascia che il “lavoro sporco” di spartizione sia fatto dalla “grande” Russia, a costo di logorarsi a livelli estremi. Sia Kissinger che l’intero establishment nordamericano sono per la spartizione dell’Ucraina, che sarebbe il modo per imporre compiutamente il Patto di Minsk, di colonizzazione definitiva di quella nazione.
L’imperialismo è reazione lungo tutta la linea, al punto da riconfigurare con il sangue e il fuoco anche le nazioni e gli Stati esistenti in tutto il mondo coloniale e semi-coloniale.

L’Ucraina e la Siria sono lo specchio in cui tutti i popoli oppressi del mondo devono guardarsi se non sconfiggono l’imperialismo e i suoi lacchè nazionali, le borghesie native.
In particolare, in questo specchio devono guardarsi tutte le ex repubbliche sovietiche dell’ex URSS, che conquistarono la loro “indipendenza” dalla Federazione Russa nel 1989 ma hanno finito per essere totalmente dipendenti e apertamente semi-colonie dell’imperialismo, alcune direttamente o controllate dalle baionette di Mosca e dagli oligarchi nativi, associati in migliaia di affari al capitale finanziario internazionale.

La politica estera controrivoluzionaria e fascista di Putin e della NATO

È chiaro, inoltre, che gli Yankee hanno promosso ogni colpo di stato fascista e controrivoluzionario che ha avuto luogo sul pianeta. Hanno spruzzato napalm e rispedito nel Medioevo il Vietnam, l’Iraq e l’Afghanistan. Per quanto predichino la “democrazia” all’interno degli USA, l’imperialismo domina il mondo sparando. Ci sono le oltre 500 basi militari della CIA che avanzano nella “lotta al terrorismo”, come ieri a Guantánamo, con i peggiori metodi del fascismo che farebbero arrossire persino la Gestapo.

Per non parlare dei genocidi che perpetrano le truppe bianche controrivoluzionarie di Putin quando si tratta di difendere gli interessi dei capitalisti. Ma vediamo.
Prima di invadere l’Ucraina, Putin ha occupato la Bielorussia, una questione che è stata “dimenticata” da tutta la stampa imperialista mondiale ed è nascosta dalla sinistra riformista che agisce coprendogli le spalle. Le truppe russe hanno invaso la Bielorussia (dove il Paese slavo ha una base militare) per schiacciare un enorme sciopero e lotta della classe operaia e salvare il governo Lukashenko, trasformando quella nazione in una testa di ponte dalla sua invasione dell’Ucraina.
Non è una novità: le truppe della “grande” Russia avevano già schiacciato la sollevazione di massa e lo sciopero generale del proletariato del Kazakistan contro le compagnie petrolifere e i grandi aziende siderurgiche imperialiste nel gennaio di quest’anno.
Putin ha un lungo elenco di azioni militari volte a schiacciare le ribellioni delle masse popolari delle nazioni oppresse e massacrare il suo proletariato, evitando a ogni passo qualsiasi scontro militare diretto con le potenze imperialiste.
Sono state le truppe di Mosca ad affogare nel sangue la grandiosa sollevazione per il pane scoppiata in Georgia nel 2009 contro il governo capitalista di Saakashvili. In Kirghizistan hanno promosso pogrom fascisti contro la classe operaia che si era armata e si era impadronita delle stazioni di polizia nel 2010 contro il feroce attacco agli ordini del FMI di quegl’infami governi borghesi eredi del vecchio flagello stalinista.
Affronteremo questo problema in un’appendice speciale a questo lavoro in modo che non si possa mai più nascondere che questo infame regime controrivoluzionario di Mosca ha le mani macchiate di sangue con la politica di sterminio della nazione cecena. E per non parlare del suo ruolo in Siria, che è stata spartita e divisa, con la Turchia nell’Eufrate, gli USA che saccheggiano il petrolio del nord e il cane Bashar nel sud che fa affari apertamente con la stessa borghesia sunnita di Idlib. Putin è stato colui che ha guidato il feroce genocidio delle masse siriane, sostenendo il fascista Al Assad.

In tutti questi Paesi la “grande” Russia ha basi militari come in Crimea (Ucraina), che non sono lì per affrontare l’imperialismo ma per massacrare le masse e favorire gli affari dei capitalisti. Un chiaro esempio di questo ruolo si è potuto vedere quando Putin si è arreso all’Armenia nel 2021 per consegnare il Nagorno-Karabakh all’Azerbaigian affinché British Petroleum controllasse tutto il petrolio del Mar Nero e lo saccheggiasse attraverso il Caucaso fino al Mediterraneo attraverso oleodotti sorvegliati dalla Turchia, un importante membro della NATO.

Per svolgere questo ruolo di gendarme degli affari dell’imperialismo, l’oligarchia di Mosca ha instaurato una ferrea dittatura in Russia, con una farsa di elezioni “democratiche”, dove vengono presentati solo i partiti che giurano lealtà a Putin, mentre le carceri sono piene di prigionieri politici e il proletariato è schiacciato, senza il diritto di sciopero, né di fare sindacati, né di realizzare una mobilitazione di più di tre persone in strada, a rischio di essere imprigionati per più di 10 anni.

Mentre questo libro va in stampa, la regione autonoma del Karakalpakstan si è sollevata in Uzbekistan.
Il governo Mirziyoyev di quell’ex repubblica sovietica asiatica ha messo all’asta tutte le aziende che sono ancora nelle mani dello Stato, dalle telecomunicazioni al petrolio, dall’enorme business dei fertilizzanti alle banche e alla proprietà della terra. Vuole anche imporre l’estensione del suo governo da 4 a 7 anni e liquidare l’autonomia del Karakalpakstan.
Le masse popolari si sono sollevate, non solo in difesa dell’autonomia, ma perché vedono che questo piano di privatizzazioni è un grosso affare per l’oligarchia, proveniente dal vecchio Partito Comunista dell’ex URSS, e fame, miseria e schiavitù per il popolo di quella regione e anche di tutto l’Uzbekistan. Sono le masse che patiscono la restaurazione capitalista.

L’Uzbekistan ha una delle maggiori estensioni di campi di cotone dell’intera regione. Ciò significa la necessità di un’enorme manodopera schiava.
La nuova borghesia emergente dei partiti comunisti controrivoluzionari delle ex repubbliche sovietiche si è spinta talmente lontano nel suo attacco alla classe operaia da raggiungere i più grandi sfruttatori e schiavizzatori del movimento operaio della fine del XVIII e dell’inizio del XIX secolo.
A metà degli anni ’90 imposero, come avevano fatto anche nell’ex URSS negli anni ’80, il lavoro schiavo dei bambini in Uzbekistan, paralizzando le classi nel periodo del raccolto del cotone. E dobbiamo ancora sopportare i traditori che parlano in nome del “socialismo” e sostengono, applaudono e fanno ovazioni a Putin e ai vecchi partiti stalinisti diventati un nuovo flagello schiavista.

Il cotone prodotto in Uzbekistan rifornisce gran parte dell’industria tessile russa. Così gli operai uzbeki muoiono nei campi di cotone e fanno il peggior lavoro schiavo come migranti in Russia, da dove inviano rimesse dai loro miserabili salari per sostenere le loro famiglie.
Sono i patimenti inauditi degli sfruttati che scoppiano nelle varie sollevazioni rivoluzionarie di massa nelle ex repubbliche sovietiche. Consideriamo un’ignominia tipica dei traditori agenti dell’imperialismo, il fatto che ci sono correnti di sinistra che, ci si perdoni la ridondanza, accusano di essere “agenti dell’imperialismo” i lavoratori che si ribellano in quelle nazioni, anche contro lo stesso Putin che è il loro carceriere.

Queste brutali condizioni di sfruttamento e penurie dei lavoratori dell’Uzbekistan sono un esempio del cammino percorso da tutte le ex repubbliche sovietiche consegnate dal flagello stalinista al mercato capitalista mondiale. Oggi tutte loro sono il campo di battaglia dell’imperialismo per finire di colonizzarle, della “grande” borghesia russa per mantenere il suo ruolo di gendarme assassino delle masse popolari insorte e anche della classe operaia e delle sue eroiche lotte per difendere le sue conquiste e per le sue rivendicazioni.

La classe operaia delle ex repubbliche sovietiche dell’Eurasia entra nella lotta per le sue giuste richieste di pane e il diritto a una vita dignitosa, combattendo contro i governi feroci e i regimi controrivoluzionari, lottando per la liberazione nazionale contro ogni oppressione imperialista e affrontando l’ordine più feroce e sanguinario imposto dalla “grande” Russia con le sue basi militari.
In ognuna di queste lotte l’alternativa di ferro per queste nazioni è segnata in rosso: o finiranno per essere colonie di Wall Street o Francoforte, o nella loro lotta le masse apriranno la strada alla lotta per la restaurazione della dittatura del proletariato sotto forme sovietiche e rivoluzionarie in tutti i territori dell’ex URSS, che furono svendute dal flagello stalinista.

Solo sulla base di questa visione della situazione internazionale, della crisi imperialista, della disputa per i mercati e della lotta di classe, che continua ad intensificarsi in queste condizioni di sofferenza inaudita delle masse, si può affrontare l’attuale guerra in Ucraina, ex repubblica sovietica ora trasformata in una colonia dissanguata, diviso e saccheggiato dall’imperialismo e dalle forze controrivoluzionarie di Putin e della “grande” Russia.

Ucraina, una nazione mille volte saccheggiata e oppressa dalle potenze imperialiste, e schiacciata dagli stivali di Mosca

L’Ucraina è una di quelle ex repubbliche sovietiche, legate con doppie e triple catene da un’oligarchia nativa semi-fascista agente del FMI, dal saccheggio degli yankee e dal controllo delle baionette di Putin.
Questa è una delle nazioni più ricche dell’Europa orientale. La natura le ha dato una delle terre più fertili del pianeta per produrre cereali e alimenti. Come vedremo in questo lavoro, ha anche enormi ricchezze minerarie ed è uno dei Paesi chiave nel transito di gas e petrolio dalla Russia all’Europa di Maastricht.
A titolo di esempio, il Portogallo ha 10 milioni di abitanti e la Francia 67 milioni. L’Ucraina, con una popolazione di 44 milioni, ha quasi lo stesso numero di abitanti della Spagna, di cui nessuno oserebbe dire che non è una nazione o, in realtà, un crogiolo di nazioni oppresse dalla monarchia dei Borboni.
L’Ucraina è la nazione con il quinto territorio più grande d’Europa, dopo Russia, Kazakistan, Turchia e Francia. Come si può ignorare questa realtà? Inoltre, l’Ucraina ha una lingua perfettamente comprensibile da tutti i suoi abitanti, anche se all’interno si parlano anche altre lingue. Il cinismo è un cammino da cui non c’è ritorno.
A dire il vero, la differenza con lo Stato spagnolo è che l’Ucraina è una nazione saccheggiata, che ha tutti i suoi beni completamente ipotecati, a garanzia di un favoloso debito estero contratto con il FMI, e che oggi è anche affogata dai prestiti in armi che l’imperialismo le sta concedendo da più di 4 mesi di invasione russa.

Quando la stampa imperialista si vanta di “aiuti all’Ucraina” con prestiti milionari da parte di banche europee, non abbiamo a che fare con “donazioni disinteressate” o spese per conto di una NATO che sarebbe entrata in guerra. Non è così. Tutt’altro. Ciò che i paesi imperialisti concedono sono prestiti usurai a tassi del 15% all’anno in dollari, che non fanno che aumentare ulteriormente il debito estero dell’Ucraina che già raggiunge gli 88 miliardi di dollari con altri Stati, le banche imperialiste, il FMI, la Banca Mondiale e l’Unione Europea.

Il cinismo arriva al punto che nel bel mezzo della guerra e dell’invasione delle truppe assassine di Putin, l’imperialismo e le banche internazionali esigono dall’Ucraina il pagamento rigoroso del debito estero e gli interessi su di esso che deve pagare quest’anno. Lo fanno nel bel mezzo del saccheggio che Mosca già effettua e cerca di approfondire delle ricchezze della Crimea e del Donbass, come pagamento per i suoi servizi resi come gendarme dei capitalisti in tutta la regione per quasi 30 anni. Come abbiamo già detto, questo è stato il ruolo che Putin ha svolto in Georgia, nel genocidio ceceno e nell’intervento controrivoluzionario in Kazakistan, Kirghizistan e Caucaso. Non ci stancheremo di insistere su questo perché è ciò che si cerca di nascondere sotto sette sigilli. Vogliono nascondere ciò che il macellaio di Mosca ha fatto negli ultimi anni in Siria, dove dalle Conferenze di Ginevra e Astana con gli yankee, inviarono Putin come centurione fascista per sostenere Assad nello schiacciare le masse siriane e contenere la rivoluzione in Medio Oriente.

Coloro che parlano di una “rottura irreconciliabile” tra la NATO e Mosca, “dimenticano” che ciò che è in questione sono i termini della spartizione dell’Ucraina e le condizioni di resa della nazione alla Russia, alla NATO, al FMI e alle multinazionali imperialiste.
Un chiaro esempio di ciò può essere visto nel fatto che mentre Putin ha lasciato intatta l’acciaieria imperialista francese di ArcelorMittal che si trova a meno di 500 chilometri dalla città di Mariupol, che è stata devastata dalle bombe russe, Zelensky applaude quello di Johnson in Inghilterra come il “governo più solidale nella guerra contro la Russia”. Questa è una bugia e un’infamia.
Tutto il debito estero dell’Ucraina, sia con il FMI che con la Banca Mondiale e tutti gli Stati che le hanno prestato fondi, hanno come garanzia di riscossione che in caso di qualsiasi alterco e anomalia questi sono regolati nei… tribunali di Londra. Ecco perché i pirati inglesi sono così sicuri di vendere armi all’Ucraina e Johnson si reca a Kiev per abbracciare il suo dipendente Zelensky, cercando di atteggiarsi a benefattore. Un altro cinismo.
La Corte Suprema di Giustizia d’Inghilterra, guidata da William Blair -fratello di Tony Blair, ex primo ministro britannico- non si è ancora pronunciata a favore dell’Ucraina, quando sono passati quattro mesi di invasione e massacro, in modo che non paghi il debito estero che ha con Mosca di oltre 3 miliardi di dollari, sostenendo che questi crediti erano stati concessi da una società e da una banca privata, e non dallo Stato russo.
Questo è anche dietro la stessa politica imperialista borghese di relazione tra Stati stabilita dall’ONU, che garantisce a un Paese attaccato di non pagare il suo debito con l’aggressore. Non sarà che si diffonda l’esempio che i Paesi oppressi non pagano i debiti a coloro che li saccheggiano e li aggrediscono, mentre Londra, Wall Street e Francoforte disconoscono i debiti che hanno con la Russia, ne sequestrano i fondi e decretano embarghi commerciali. Che paradosso.

Da parte sua, il governo sepoy di Zelensky, lungi dal sospendere il pagamento del debito ai creditori imperialisti per mettere tutta l’economia e la ricchezza dell’Ucraina a difendere la nazione attaccata, sta pagando, ed è disposto a continuare a farlo, tutto il debito estero, ad eccezione di quello rivendicato da Mosca.
Come se fosse necessario qualche dato in più, è già chiaro che con la codarda borghesia sepoy di Kiev, la classe operaia e le masse popolari ucraine non potranno sconfiggere l’invasione di saccheggio e morte di Putin e della “grande” Russia. Tanto meno potranno farlo mano nella mano con la NATO, che cerca solo di approfondire il saccheggio dell’Ucraina durante la guerra per poi spartirsela con Mosca.

Quindi, insistiamo, qualsiasi politica di fronte a questa guerra che non parta dal combattere per conquistare la liberazione nazionale dell’Ucraina, schiacciando l’invasione russa e rompendo per questo con l’imperialismo, sotto guida della sua classe operaia alleata ai lavoratori tutta Europa, non è una politica marxista, ma di lacchè dell’imperialismo e del saccheggio da parte dell’oligarchia di Mosca.
Questo è la strada per la classe operaia ucraina per conquistare la direzione politica e militare della guerra, affinché non siano i lavoratori che continuano a pagare alla crisi, il saccheggio imperialista e il terribile martirio dell’occupazione “grande” russa.

Putin è il garante del saccheggio dell’Ucraina da parte del FMI e di tutte le nazioni eurasiatiche

In questo Prologo è necessario insistere su una definizione chiara: l’Ucraina è una nazione mille volte oppressa, saccheggiata e abbandonata alla voracità e alla disputa delle potenze imperialiste e al ruolo di gendarme controrivoluzionario di Putin che cerca di mantenere questo compito e i suoi privilegi in Eurasia, come è stato per 30 anni, a partire dal 1989.
Quella che ha consegnato l’Ucraina al capitale finanziario internazionale decenni fa è stata una rapace borghesia ucraina e della “grande” Russia che è uscita dalle viscere degli ex partiti comunisti stalinisti dell’ex URSS, come hanno fatto anche in Cina, Vietnam e ultimamente a Cuba.

La sfacciataggine dei partiti stalinisti che chiamano Putin “progressista”, che cerca di porre “limiti” al controllo dell’imperialismo sul pianeta non è solo una falsificazione, ma anche una crudele menzogna e inganno.

Nel caso avessimo bisogno di qualche prova in più di ciò che diciamo qui, quando l’Ucraina proclamò la sua “indipendenza” nel 1991, non aveva debito estero e oggi è uno dei Paesi più indebitati dell’Europa orientale, trattato come una repubblichetta dal FMI. Attualmente, tra debito estero privato e pubblico verso il FMI e la Banca mondiale e aggiungendo il debito interno dello Stato, la sottomessa Ucraina oggi deve più di 130 miliardi di dollari.
Putin è stato il garante, dalla sua base militare in Crimea e con i suoi governi fantoccio come quello di Yanukovich, che l’Ucraina pagasse tutti i suoi impegni all’imperialismo e ad altri saccheggiatori della nazione. Lo sciacallo di Mosca vuole il suo premio, ma nelle dispute inter-imperialiste non c’è più spazio nemmeno per lui.

Questa crisi della nazione ucraina è stata provocata da una nascente oligarchia, agente diretta dell’imperialismo, che dall’89 ha indebitato la nazione, si è appropriata dell’intera economia nazionalizzata e non ha restituito un centesimo di quella truffa economica, come è successo in tutte le ex repubbliche sovietiche “indipendenti” da Mosca in tutta l’Eurasia e persino nella “grande” Russia. Cioè, hanno saccheggiato lo Stato e le masse popolari d’Ucraina per finanziare con sofferenze senza precedenti la restaurazione dei parassiti capitalisti.
Loro, gli stalinisti, hanno consegnato l’Ucraina alla NATO. Zelensky è erede e rappresentante di quell’oligarchia emersa negli ultimi 30 anni in Ucraina, legata all’economia mondiale imperialista.

In Ucraina sta venendo ancora una volta alla luce la bancarotta delle correnti provenienti dall’ex movimento trotskista

In una recente dibattito del Fronte della Sinistra e dei Lavoratori – Unità (FIT-U) d’Argentina, il Partito dei Lavoratori Socialisti(PTS) – così come molte altre correnti a livello internazionale – si è dichiarato “neutrale” in questa guerra, mentre il Partito Operaio sostiene apertamente Putin.
Tutti loro negano che ci sia una lotta di liberazione nazionale in Ucraina. Nascondono che essa è diventata una nazione mille volte oppressa dall’imperialismo, come succede nel caso di qualsiasi Paese d’Africa, America Latina o Eurasia. Gli affari delle multinazionali e della borghesia ucraina erano ben sorvegliati dal regime degli oligarchi di Kiev e dai fucili di Mosca.
Queste correnti inventano che c’è una guerra in cui la NATO e la Russia si confrontano. Secondo loro, l’Ucraina sarebbe semplicemente il campo di battaglia di un tale confronto. Nascondono che la guerra in Ucraina è per il saccheggio, la spoliazione, la colonizzazione e la divisione di quella nazione, che, come abbiamo detto, è una delle più ricche della regione e ha una posizione strategica per il transito di merci in tutta Europa. Oggi Mosca è incaricata di dissanguare l’Ucraina per mantenere i privilegi della “grande” Russia e dei suoi affari in Eurasia. Sempre più Putin schiaccia l’Ucraina, e sempre più le masse di quel Paese guarderanno agli USA e all’Europa come loro possibili “salvatori”. Questa è la tragedia provocata dal tradimento dei dirigenti del proletariato nei confronti della classe operaia ucraina.
Questa politica, sostenuta dai partiti della sinistra riformista in tutto il mondo, è una rottura aperta con il programma antimperialista di qualsiasi corrente che si rispetti. La guerra, come abbiamo detto, acuisce l’oppressione nazionale dell’Ucraina. Se Putin vince, essa sarà legata con doppie e triple catene allo sfruttamento degli oligarchi dell’Ucraina e di Mosca, a un doppio saccheggio del FMI e delle multinazionali imperialiste, e sarà sottoposto mille volte di più all’Europa di Maastricht. Se l’Ucraina sarà spartita, il risultato sarà lo stesso e resterà dissanguata come nazione.

Oggi l’Ucraina è una preda contesa da leoni, iene, sciacalli, che si prendono a morsi, ma la battaglia è per la preda. Dopo regoleranno i conti tra loro. Oggi Putin è colui che sta “cacciando la preda”. Gli yankee stanno aspettando… Sanno che, per ora, l’asse franco-tedesco è stato lasciato fuori dalla disputa e percepiscono chiaramente che Putin darà loro la maggior parte della preda, proprio come una iena che non cercherà di andare oltre il rapporto di forza con i leoni.
La politica “neutrale” di queste correnti esprime il grado di decomposizione antimarxista raggiunto da ampi settori della sinistra mondiale, che anni fa si rivendicavano della IV Internazionale.

Se la classe operaia ucraina rimane isolata e senza la solidarietà dei lavoratori russi, d’Europa e del mondo nella sua lotta contro l’invasione russa e il saccheggio imperialista, finirà sottomessa alla propria borghesia, al massacro di Mosca e legata con doppie catene all’imperialismo.
Il governo Zelensky ha recentemente promulgato una risoluzione su misura per le multinazionali e la grande oligarchia ucraina: gli imprenditori possono licenziare senza alcun indennizzo, ridurre i salari, estendere la giornata lavorativa, anche alla domenica e ai giorni festivi… In piena guerra, la “borghesia nazionale” e gli oligarchi ucraini dimostrano di essere una classe totalmente anti-nazionale, che scenderà a patti e cederà la nazione come converrà ai suoi affari quando lo riterranno necessario insieme ai loro capi imperialisti.

La “neutralità” delle correnti ex-trotskiste lascia le mani libere a Zelensky per super-sfruttare la classe operaia, al FMI per strangolare la nazione, e a Putin e alle sue truppe controrivoluzionarie affinché sollevino con pale meccaniche le macerie degli edifici bombardati e crollati con centinaia di morti in ciascuno di essi, come accade a Mariupol. La Russia spera di rimanere lì con il controllo dei porti da dove salpa la maggior parte delle esportazioni di grano. Non è un affare trascurabile per l’oligarchia di Mosca… e la Cargill.

La brutalità di questa posizione “neutrale” nella guerra, ha portato uno dei massimi dirigenti del PTS d’Argentina, un professore universitario, a sostenere, senza batter ciglio, che questa è una “guerra reazionaria” e che “non dovremmo appoggiare nessuna parte”.
Questo pseudo-intellettuale della sinistra riformista argentina, senza arrossire, ha fatto appello a che la classe operaia aspetti che nelle condizioni della guerra qualche rivoluzione scoppi da qualche parte nel mondo… Non in Russia, non in Ucraina, non in Europa… Questo signore e il suo partito sono da lungo tempo lontani dalle condizioni oggettive della guerra che sono ciò che crea nel campo di battaglia stesso le condizioni per la rivoluzione.
Essi hanno rotto apertamente ogni ancoraggio con un programma e una politica antimperialista minimamente seri per essere considerati marxisti.
Perché non si dichiarano “neutrali” di fronte al saccheggio dell’Argentina da parte del FMI e lo fanno con l’Ucraina? Dove c’è la guerra, al pacifista si annebbia la vista, gli si fa un nodo al cervello e cerca solo di scappare da lì. Miserabili.

In questo libro approfondiremo le truffe politiche del revisionismo del marxismo e la tradizione del marxismo rivoluzionario sulla questione delle nazioni oppresse in Europa.

Non meno opportunista e antimarxista è la posizione sviluppata da correnti come la Lega Internazionale dei Lavoratori (LIT-CI), l’Unità Internazionale dei Lavoratori (UIT-CI) e altre che nutrono aspettative che con la NATO e l’Unione Europea e senza sconfiggere l’agente dell’imperialismo in Ucraina, che è il governo Zelensky, la nazione oppressa possa vincere la guerra. Questo è un errore dei “teorici” della “rivoluzione per tappe”, la cui premessa è: “prima vinciamo la guerra con chiunque e poi salderemo i conti con la borghesia ucraina”. Siamo di fronte a una posizione totalmente reazionaria e anti-trotskista. Senza una direzione proletaria della guerra che espropria l’imperialismo e si unisce alla classe operaia russa ed europea, l’Ucraina non uscirà mai vittoriosa contro l’invasione russa né contro l’imperialismo che la opprime. È così che le masse in Vietnam, Cina e Corea sconfissero gli eserciti più potenti del pianeta: il nordamericano e il giapponese.

La sinistra riformista mondiale oscilla tra la “neutralità”, salendo sui carri armati di Putin o aspettando che piovano missili della NATO per sconfiggere l’invasione russa. Tutti hanno rinunciato alla lotta per espellere le truppe d’invasione di Mosca, rompere con l’imperialismo e vincere la guerra con il metodo della rivoluzione proletaria internazionale.

Il libro qui presentato cerca di riscattare la teoria e il programma marxista come l’unico della liberazione nazionale, che consente alla classe operaia, che è quella che muore e combatte realmente nella guerra, di trasformarla nell’inizio della rivoluzione socialista.
Le condizioni attuali hanno reso rovente nella guerra e nella vita stessa l’alternativa socialismo o barbarie; comunismo o fascismo.

Facciamo il Prologo di quest’opera Ucraina in guerra rendendo omaggio a tutti gli operai assassinati, da Kiev al Donbass, dall’Ucraina divisa, invasa e pronta per essere spartita mille volte.
Rendiamo anche omaggio ai coraggiosi minatori di Donetsk, Luhansk e Odessa che hanno affrontato dal 2014 le forze fasciste di Poroshenko che hanno espropriato la lotta contro Yanukovich, l’alleato di Putin e il più grande agente del FMI in Ucraina negli ultimi decenni. L’Ucraina spartita e divisa ha bisogno dell’unità della sua classe operaia. E questo sarà possibile solo sotto le bandiere di un programma rivoluzionario. Per conquistarlo noi marxisti rivoluzionari diamo questo contributo.

La nostra solidarietà è con gli operai e i giovani che sono soldati semplici nell’esercito russo e che si rifiutano di combattere contro la nazione ucraina. Migliaia di loro sono nelle prigioni dell’oligarchia russa. Sono e saranno la chiave per frenare la macchina da guerra e assassina di Putin, il boia dell’Eurasia.
Giunga anche alla classe operaia europea e mondiale il nostro appello a prendere in mano la lotta contro l’invasione russa e il saccheggio imperialista dell’Ucraina, per riaprire l’unico cammino verso un’Ucraina indipendente che sarà un’Ucraina libera e sovietica, o altrimenti, sarà una colonia divisa, dissanguata e sotto tutela.

In questo libro vogliamo anche rendere omaggio a tutti gli operai e i contadini che, come accade oggi a Mariupol, sono stati massacrati nelle città della Siria per mano del fascista Al Assad e delle cannoniere di Putin in un patto di spartizione di quella nazione con la Turchia, la NATO e le compagnie petrolifere imperialiste.
NATO, Turchia, Putin e Assad si sono spartiti la Siria con la scusa che stavano “combattendo il terrorismo”… I traditori della sinistra mondiale hanno coperto tali omicidi di massa contro gli operai e gli sfruttati della Siria e del Medio Oriente.

Rendiamo anche omaggio ai popoli del Caucaso e del Kazakistan che si sono sollevati contro le multinazionali e le compagnie petrolifere imperialiste che li saccheggiano. Giunga il nostro appello affinché la loro lotta rivoluzionaria non si fermi, perché la sconfitta dei macellai e degli assassini di Mosca, lungi dal rafforzare la NATO, riaprirà la strada alla lotta per il ripristino della dittatura del proletariato in tutti i territori dell’ex URSS, senza il flagello stalinista. Questa lotta sarà condotta sotto le bandiere della Quarta Internazionale, i continuatori della lotta dei bolscevichi-leninisti, con i quali è stato conquistato il diritto all’indipendenza e alla libertà della nazione ucraina, sotto la direzione della classe operaia e la sua alleanza con i contadini poveri e i lavoratori di tutta Europa.

Recentemente, in Italia, i lavoratori hanno indetto una giornata di lotta, di sciopero, contro la guerra. Più velocemente la classe operaia europea si alzerà in aiuto dei suoi fratelli ucraini, come ha fatto contro le invasioni imperialiste, più i lavoratori d’Europa inizieranno a recuperare le conquiste strappate via dai macellai imperialisti.
Le direzioni staliniste dei sindacati europei, alleate del macellaio Putin, hanno ricevuto come anfitrioni a Madrid la riunione dei capi e dei comandanti della NATO il 29 e 30 giugno. Izquierda Unida, il partito stalinista fratello di Putin e i suoi tirapiedi, e il PSOE hanno reso omaggio ai generali della NATO nello Stato Spagnolo. Loro, che appoggiano lo sciacallo di Mosca, sono ben lontani dall’affrontare la NATO.
Sebbene gestiscano i sindacati più importanti in Europa, da dove sostengono i governi della NATO, erano nemici della trasformazione dello Stato spagnolo in un “inferno” all’arrivo di questo vertice.
Chiedono di “affrontare la NATO” in Ucraina, ma paralizzano le forze dei sindacati europei e dello Stato Spagnolo in particolare, non essendo in grado di indire uno sciopero generale attivo e di lotta rivoluzionaria nelle strade per impedire che quella riunione di assassini del mondo si realizzasse a Madrid e per avviare un piano di combattimento internazionalista della classe operaia europea per fermare la macchina da guerra imperialista e sconfiggere l’invasione russa dell’Ucraina.
Sono imbroglioni. Sono gli svenditori dell’URSS, nonostante il fatto che centinaia di gruppi di ex trotskisti li coprano con un mantello di “progressismo” e “socialismo”.

Le correnti staliniste e che hanno rinnegato il trotskismo, con la scusa di “affrontare Trump”, hanno sostenuto Sanders del Partito Democratico, che in seguito ha sostenuto Biden… E ora queste direzioni si stanno strappando le vesti perché il comandante della NATO Biden sta andando per gli affari di Mosca.

Noi trotskisti, lottando contro Putin, contro gli yankee e la NATO, insieme alla classe operaia ucraina, combattiamo sotto le bandiere del marxismo rivoluzionario, quelle del bolscevismo, quelle della IV Internazionale, quelle che hanno suscitato l’odio di Putin, che ha denunciato che Lenin e il suo partito sono quelli che hanno “inventato” la nazione ucraina nel 1921 quando questa si rese indipendente e si federò con l’URSS.
Lungi da ciò, furono gli zar e poi lo stalinismo, tradendo l’eredità di Lenin, che ignorarono, schiacciarono e censurarono il diritto nazionale dei popoli oppressi. In Ucraina si conferma pienamente l’apotegma del marxismo secondo cui nessun popolo che opprime un altro può liberarsi.

Sicuramente il lettore si chiederà come siamo arrivati a pubblicare questo libro che dà un resoconto degli eventi storici che hanno scosso l’Ucraina e tutta l’Eurasia negli ultimi 10 anni, almeno. Questo lavoro non è stato scritto in cinque mesi di guerra. È l’espressione e riflette tutta l’elaborazione rivoluzionaria della nostra corrente, il Collettivo per la Rifondazione della Quarta Internazionale / FLTI, che dal 2008 ha riversato gran parte delle sue forze in Georgia, Kirghizistan, poi in Ucraina e in tutta la lotta condotta dalle masse delle ex repubbliche sovietiche, tra gli altri focolai di rivoluzione e controrivoluzione. Abbiamo collegato il nostro destino alla lotta di classe in quelle nazioni, proprio come abbiamo fatto in Siria e all’intera ondata rivoluzionaria di massa che si è sviluppata in Medio Oriente dal 2011 in poi.
Concentriamo le nostre forze sui due punti chiave della rivoluzione, la controrivoluzione e la guerra a livello mondiale, dove l’imperialismo ha concentrato le sue forze per contenere e castigare le offensive rivoluzionarie di massa del ventunesimo secolo. Nel frattempo, il riformismo con i suoi “canti delle sirene” e appoggiato sui regimi borghesi, concentrava le sue forze nei parlamenti dei nemici, concordando con loro o co-dirigendo con lo stalinismo la maggior parte dei sindacati che strangolavano ogni seria lotta del proletariato nel XXI secolo.
Condividere questa elaborazione con il lettore è uno dei nostri obiettivi principali, per essere in grado di spiegare la nostra posizione su “Ucraina in guerra” e affermare, come facciamo nel titolo e all’interno di questo libro, che questa sarà sovietica e indipendente, o un’altra colonia, sottoposta alla tutela dell’imperialismo, sotto le baionette di Mosca.

Le bandiere del bolscevismo restano quindi nelle mani di coloro che continuano la lotta per la rivoluzione socialista internazionale. Quel programma e quelle bandiere sono enormemente attuali. Di questo tratta quest’opera.

* Dal 22 al 26 maggio 2022 si è tenuto in Svizzera il vertice annuale del Forum economico di Davos, che riunisce rappresentanti del capitale finanziario internazionale.

Gli autori

traduzione di Giovanni “Ivan” Alberotanza dall’originale spagnolo

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