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Contributo all’assemblea dei lavoratori combattivi del Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Autoconvocati (CLA)

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Il Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Autoconvocati (CLA) per l’Unità della Classe è formato da lavoratori e militanti di vari sindacati conflittuali, cioè di vari sindacati di base e dell’opposizione in Cgil, e si è costituito allo scopo di battersi per l’obiettivo dell’unità dei lavoratori nelle azioni di lotta.

Quale, non unico, ma fondamentale ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo abbiamo individuato la condotta della maggioranza delle dirigenze del sindacalismo conflittuale che non persegue l’unità d’azione delle organizzazioni sindacali, ignora gli scioperi delle altre organizzazioni, promuove scioperi senza coinvolgere gli altri sindacati conflittuali o addirittura in date diverse, cioè scioperi concorrenza fra le sigle.

L’iniziativa di oggi, chiamata “assemblea dei lavoratori combattivi”, ci sembra positiva perché dichiara di voler perseguire l’unità d’azione dei lavoratori e perché si presenta come un’assemblea di soli lavoratori.

Su questo secondo aspetto siamo già intervenuti all’assemblea del 12 luglio. Se vogliamo costruire un fronte unico dei lavoratori, dobbiamo mantenere separato l’ambito sindacale da quello partitico.

Si badi, non diciamo di separare la lotta sindacale dalla politica, come erroneamente alcuni compagni dicono che noi sosteniamo. Questo sarebbe impossibile e sbagliato. Lotta sindacale e politica non sono separabili. La scelta di schierarsi dalla parte del sindacalismo conflittuale è già una scelta politica. Implica l’idea della lotta di classe e cioè che gli interessi dei lavoratori possano essere difesi solo con la lotta e a discapito degli interessi della classe padronale. Se non si fa la scelta politica della lotta di classe si abbandona il sindacato all’idea politica della collaborazione di classe.

Altra cosa però è promuovere fronti unici in cui vi sono organizzazioni sindacali e organizzazioni politiche. Questa operazione inevitabilmente spacca il fronte unico dei lavoratori perché riflette in esso le divisioni fra i partiti. Inoltre allontana i lavoratori di partiti diversi da quelli inclusi nel fronte ed anche quelli senza partito.

Il fronte unico di classe, in sintesi, può esistere solo se è un fronte unico sindacale di classe.

Il fatto che questa assemblea sia costituita da soli lavoratori è positivo perché questo suo carattere offre una garanzia affinché si mantengano separati gli ambiti organizzativi sindacali e partitici.

Perciò, se – come noi auspichiamo – da questa assemblea sarà avviato un percorso volto all’unità d’azione dei lavoratori, secondo noi esso dovrà mantenere sempre questo carattere d’essere costituito solo da lavoratori.

Ci ha ben impressionato quanto sinora compiuto dall’assemblea dei lavoratori combattivi di Roma. Essa si è data un’agenda che consiste nell’intervenire nelle lotte operaie organizzate dai sindacati, sia di base che la Cgil, portandovi l’indirizzo dell’unità d’azione dei lavoratori al di sopra delle divisioni di azienda, di categoria e di sigla sindacale.

Questo intervento, ad esempio nella manifestazione dei lavoratori della Chef Express organizzata dalla Flaica Cub, è stato operato presentandosi come lavoratori aderenti all’assemblea dei lavoratori combattivi, non come gruppi politici.

Oltre a mantenere separato l’ambito organizzativo sindacale da quello partitico, un percorso finalizzato all’unità dei lavoratori nella lotta a nostro giudizio deve avere un altro carattere fondamentale.

Non si può ottenere l’unità dei lavoratori in lotta al di sopra delle sigle sindacali a discapito delle sigle sindacale, ignorandole.

L’ostacolo che si frappone al raggiungimento dell’unità d’azione dei lavoratori non sono le organizzazioni sindacali in sé ma le dirigenze e i delegati che non vogliono o non riescono ancora a capire che non si può raggiungere l’unità d’azione dei lavoratori ignorando gli altri sindacati conflittuali.

Quale dirigenza sindacale non auspica che a uno sciopero da essa proclamato aderiscano i lavoratori al di sopra delle sigle? Questo è esattamente ciò che fanno la maggioranza delle dirigenze del sindacalismo da anni.

Per dialogare coi lavoratori e coi delegati degli altri sindacati non basta appellarsi a loro direttamente affinché aderiscano a uno sciopero nella cui preparazione il loro sindacato non è stato coinvolto.

Bisogna sempre fare il tentativo di coinvolgere tutti gli organismi del sindacalismo conflittuale perché è solo dopo aver fatto tale tentativo che si avranno maggiori possibilità di dialogare e di coinvolgere i lavoratori e i delegati di quelle organizzazioni sindacali le cui dirigenze abbiano eventualmente rigettato il percorso di lotta unitario.

Il sindacalismo di base non è morto, come abbiamo sentito affermare alcune volte in questi ultimi anni. Basti guardare le piazze di ieri di Milano e Torino, con gli insegnanti scesi in lotta organizzati dai sindacati di base.

È corretto invece dire che è in difficoltà, è in crisi, è debole. Affermare che è morto oltre a non essere vero non aiuta certo alla costruzione dell’unità d’azione dei lavoratori, non aiuta i lavoratori del SI Cobas che, come in modo esemplare dimostrano i processi a Modena, hanno un bisogno urgente ed estremo di uscire dall’isolamento e di ricevere il sostegno del resto della classe lavoratrice.

Questo sostegno non lo si riceve raccogliendo attorno al sindacato gruppi politici attraverso la costruzione di un fronte misto sindacal-partitico. Questo non perché i partiti siano una brutta cosa, al contrario. Ognuno ha le sue idee e i suoi ideali.

Ma perché per sua natura l’organizzazione politica raccoglie un numero di lavoratori molto più ristretto di quanto non faccia un sindacato. Partito e sindacato sono due organismi con natura, caratteri e funzioni diverse. Per quanto i sindacati di base siano deboli essi inquadrano un numero di lavoratori enormemente superiore a quello di tutti i gruppi politici di qualsivoglia fronte unico politico.

Allora è a questi lavoratori inquadrati in questi sindacati che bisogna rivolgersi, oltre a quelli ancora controllati dai sindacati collaborazionisti e a quelli non sindacalizzati.

Il nostro Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Autoconvocati – che parteciperà e sosterrà la manifestazione del 3 ottobre – è pienamente disponibile a sostenere un percorso per la costruzione dell’unità d’azione dei lavoratori che si basi su questi due caratteri che ripetiamo: 

  • distinzione dell’ambito organizzativo sindacale da quello partitico, mantenendo il carattere dell’assemblea come costituita da soli lavoratori; 
  • costruzione delle iniziative di lotta ad ogni livello – aziendale, di categoria, territoriale, intercategoriale e nazionale – consumando sempre il tentativo di coinvolgere tutte le organizzazioni del sindacalismo conflittuale.

Viva l’unità d’azione dei lavoratori !

Viva il fronte unico sindacale di classe !

Bologna, domenica 27 settembre 2020

coordautoconvocat2019@gmail.com

Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Autoconvocati (CLA) per l’Unità della Classe

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