SIRIA E L’ANTIMPERIALISMO DEGLI IDIOTI

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Discutibili scrittori e organi di stampa, che spesso operano sotto l’egida del “giornalismo indipendente”, con visioni presuntamente “di sinistra”, stanno diffondendo disinformazione e propaganda corrosiva con lo scopo di privare i siriani della loro rappresentatività politica.

Clicca qui per l’articolo originale e l’elenco aggiornato dei firmatari

La seguente lettera aperta è il prodotto della collaborazione di un gruppo di scrittori e intellettuali siriani ed altri in solidarietà con loro. È firmato da attivisti, scrittori, artisti e accademici provenienti dalla Siria e da più di 40 altri paesi in Africa, Asia, Europa, Medio Oriente, Nord America, Oceania e Sud America ed è stato diffuso in più lingue: inglese, arabo, francese, spagnolo, greco, italiano e russo.

Per aderire all’appello scrivere a: appellosiria2021@yahoo.com

specificando nome, cognome e attività

Traduzione dalla versione inglese di Fiorella Sarti Foto di Cesare Quinto

Cancellare il popolo attraverso la disinformazione: la Siria e l’”anti-imperialismo” degli idioti

Dall’inizio della rivolta siriana, dieci anni fa, e soprattutto da quando la Russia è intervenuta in Siria a supporto di Bashar al-Assad, si è verificato un fenomeno perverso ed insidioso: l’emergere di alleanze pro-Assad nel nome dell’”antimperialismo”, presso settori che si identificano come progressisti o” di sinistra”, con la conseguente diffusione di disinformazione manipolatrice che distoglie l’attenzione dagli abusi, ben documentati, di Assad e dei suoi alleati.

Autodefinendosi “oppositori” dell’imperialismo, essi mostrano regolarmente un’attenzione fortemente selettiva alle questioni di “intervento” e violazioni dei diritti umani, posizione che spesso si allinea con i governi di Russia e Cina; coloro che non condividono le loro opinioni rigidamente dogmatiche vengono spesso (e falsamente) bollati come “entusiasti del cambio di regime” o tratti in inganno dagli interessi politici occidentali.

La funzione divisiva e settarizzante svolta da questo settore (di ‘sinistra’, ndt) è inequivocabile: nella loro visione semplicistica, tutti i movimenti pro-democrazia e pro-dignità che vanno contro gli interessi statali russi o cinesi vengono sistematicamente descritti come qualcosa di calato dall’alto dall’ingerenza occidentale: per essi, nessun movimento è autoctono e spontaneo, nessuna rivolta è espressione di decenni di lotta interna indipendente contro una brutale dittatura (come in Siria), e nessuna protesta rappresenta veramente le aspirazioni delle persone che rivendicano il diritto a una vita dignitosa piuttosto che subire oppressione e abusi. Ciò che unisce le varie sigle e persone è il comune rifiuto di denunciare i crimini del regime siriano, o anche solo di riconoscere che in Siria c’è stata una rivolta popolare contro Assad, da lui brutalmente repressa.

Negli ultimi anni, questi scrittori e queste testate si sono moltiplicati, e spesso hanno usato la Siria come primo principio delle loro critiche all’imperialismo e all’interventismo, che ovviamente limitano all’occidente. Da essi, il coinvolgimento russo e iraniano viene semplicemente ignorato. Così facendo, si richiamano ad una lunga e rispettatissima tradizione di opposizione interna, spesso proveniente da sinistra, agli abusi del potere imperialista all’estero.

Ma non possono appartenere a quella compagnia. Nessuno che si allinei esplicitamente o implicitamente con il sanguinario governo di Assad può appartenervi. Nessuno che dispensi selettivamente e strumentalmente accuse di “imperialismo” a supporto della propria particolare versione di “politica di sinistra” – piuttosto che opporsi come principio in modo coerente in tutto il mondo e riconoscendo, quindi, l’interventismo imperialista di Russia, Iran e Cina – può essere ‘di sinistra’.

Spesso, con il pretesto di fare “giornalismo indipendente”, questi vari scrittori e organi di stampa hanno svolto il ruolo di principali fonti di disinformazione e propaganda sul disastro globale in corso che è diventata la Siria.\s La loro ‘realpolitik’ reazionaria e distorta è cristallizzata sulle “politiche di potenze” top-down e antidemocratica come quella di Henry Kissinger o di Samuel Huntington, solo con valenza rovesciata. Ma questa strategia retorica esasperante e semplicistica (“capovolgere la sceneggiatura”, come una volta disse uno di loro), per quanto possa essere attraente per chi ama stabilire chi siano i “bravi” e i “cattivi” in un dato punto del pianeta, è solo lo strumento di adulazione fatto su misura per il loro pubblico in merito al “vero funzionamento del potere”, ma che in realtà serve a rafforzare uno status quo disfunzionale e ad impedire lo sviluppo di un approccio veramente progressista e internazionalista alla politica globale; approccio di cui abbiamo tanto disperatamente bisogno, date le sfide planetarie come quella di rispondere al riscaldamento globale.

Il fatto che il potere degli USA è stato di per sé terribilmente distruttivo, specialmente durante la Guerra Fredda, diventa l’argomento predominante: in tutto il mondo, dal Vietnam all’Indonesia, all’Iran, al Congo, al Sud e Centro America e oltre, il record di massicce violazioni dei diritti umani accumulate con il motivo di voler combattere il comunismo, parla chiaro. E nel periodo successivo alla Guerra Fredda, quello della cosiddetta “Guerra al Terrore”, gli interventi americani in Afghanistan e in Iraq non hanno smentito quella tendenza con un diverso orientamento della politica nazionale.

Ma, in Siria, gli USA non sono al centro di quello che è successo, malgrado ciò che queste persone affermano. L’idea che in qualche modo lo siano, nonostante ogni fatto provi invece il contrario, è il sottoprodotto di una cultura politica ristretta, che insiste sia sulla centralità del potere statunitense a livello globale, sia sul diritto imperialista di identificare chi sono i “bravi” e “cattivi” in ogni contesto.

L’allineamento ideologico degli ammiratori di destra di Assad con questo tipo di “sinistra” favorevole all’autoritarismo, è emblematico di ciò, e suggerisce che il problema, molto reale e molto serio, risiede altrove: cosa fare quando un popolo è vittima dell’oppressione del proprio governo, come il popolo siriano che è stato tenuto prigioniero da chi non esita a torturare, far sparire e uccidere persone anche solo per il minimo accenno di opposizione politica alla sua autorità?

Poiché molti paesi si avviano sempre di più verso forme di autoritarismo allontanandosi dalla democrazia, questa ci sembra una questione politica profondamente urgente a cui non c’è ancora risposta; e poiché non c’è risposta, in tutto il mondo c’è una crescente impunità da parte dei potenti e una crescente vulnerabilità dei più deboli.

A tal proposito, questi “antimperialisti” non hanno parole utili. Sulla profonda violenza politica inflitta al popolo siriano da Assad, dagli iraniani, dai russi? Senza parole. Perdonateci per aver fatto emergere che tale cancellazione delle vite e delle esperienze siriane incarna l’essenza stessa del privilegio imperialista (e razzista). Questi scrittori e blogger non hanno mostrato alcuna lucidità sui siriani, incluso sui firmatari di questa lettera, che hanno rischiato la vita opponendosi al regime, che sono stati incarcerati nelle prigioni di tortura di Assad (alcuni per molti anni), hanno perso i propri cari, avevano amici e famiglie fatte scomparire con la forza, sono fuggiti dal proprio paese, anche se molti siriani scrivono e parlano di queste esperienze già da molti anni.

Collettivamente, le esperienze siriane dalla Rivoluzione ad oggi costituiscono una sfida fondamentale per il mondo così come lo vedono queste persone. I siriani che si sono opposti direttamente al regime di Assad, spesso a caro prezzo, non lo hanno fatto a causa di un complotto imperialista occidentale, ma perché subire decenni di abusi, brutalità e corruzione era e rimane intollerabile. Insistere sulla diversa versione, sostenendo Assad, significa voler privare i siriani di ogni ragione politica e sostenere la politica di lunga data del regime di Assad, che ha privato i siriani di qualsiasi possibilità significativa nel loro ambito di governo e nelle loro condizioni sociali.

Noi, siriani e sostenitori della lotta del popolo siriano per la democrazia e i diritti umani, consideriamo questi tentativi di “far sparire” i siriani dal mondo della politica, della solidarietà e del partenariato, coerenti con il carattere degli stessi regimi che queste persone chiaramente ammirano. Questo è l’“antimperialismo” e il “sinistrismo” dei senza scrupoli, dei pigri e degli idioti, che non fa altro che rafforzare il disfunzionale stallo internazionale esibito nel Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Ci auguriamo che i lettori di questo articolo si uniscano a noi per opporvisi.